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La Toscana e il suicidio assistito | Le analisi degli editorialisti

GIUSEPPE ANZANI SU AVVENIRE: L’AIUTO ALLA MORTE NON PUÒ VENIRE DAL SERVIZIO NAZIONALE

Le persone malate che soffrono a tal punto nel corpo e nello spirito da pensare alla morte come resa al dolore,” commenta Giuseppe Anzani su Avvenire, “muovono in noi una profonda pietà. Un bisogno di appassionata vicinanza che ci tocca il cuore, una voglia di conforto per tutto ciò che resta possibile fare, e dire, ed essere, essere soprattutto, in accompagnamento solidale. Lenire il dolore, trattarlo, sopprimerlo il più possibile, è dovere umano. E non è fatto di sole cose, di analgesici e di anestetici necessari, è fatto di presenza, è fatto di cura, di accompagnamento, di comprensione profonda. Ma quanta differenza, quanta irritazione ci prende per l’ipocrisia di chi brandisce il dolore malato come prototipo d’un male che può troncarsi nel suicidio, prototipo anch’esso di una ideologia libertaria che ispira un volontariato di aiuto alla morte.

Chi dice che l’aiuto alla morte suicida è stato sdoganato dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, mente. Esso resta un delitto, che in casi d’eccezione non è più punibile, se fuor d’ogni istigazione è volto a un soggetto pienamente capace che ha una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ed è tenuto in vita da trattamenti di sostentamento vitale. Ma perché chi l’aiuta vada esente da pena, occorre naturalmente che tali condizioni siano accertate; e per questa indagine di verità (che servirà agli aiutanti del suicida) il compito spetta naturalmente a una struttura sanitaria pubblica. La cui funzione comincia e finisce lì, senza nessuna fantasia d’un suicidio inserito fra i trattamenti sanitari, come fosse una “morte terapeutica” pagata con pubblico denaro. Quanta irritazione allora, l’ipocrisia di chi ritiene dettato l’obbligo del servizio nazionale di dare il farmaco e la macchina della morte.

ALESSANDRO SALLUSTI SU IL GIORNALE: LE TANTE ANOMALIE DELLA DECISIONE DELLA TOSCANA

“La rossa Regione Toscana” – commenta su Il Giornale Alessandro Sallusti – “ha deciso di andare per la sua strada e, prima in Italia, ha varato ieri una sua legge sul fine vita che autorizza, a determinate condizioni, il suicidio assistito. Cade così un altro dei tabù etici che negli ultimi anni hanno diviso la comunità scientifica e l’opinione pubblica al punto da portare a una situazione di stallo. È una svolta paragonabile alla legge sul divorzio del 1970 e a quella sul diritto di aborto di otto anni dopo, solo che non avviene su scala nazionale ma riguarda soltanto una piccola fetta dell’Italia e degli italiani, il che già in sé rappresenta un’evidente anomalia, per di più introdotta da una parte politica, la sinistra, che si dice contraria al progetto di autonomia regionale proposto dalle destre.

Per quei cattolici, assolutamente contrari all’eutanasia, che si ostinano in tutti i campi a fare patti sociali ed elettorali con la sinistra, è un bello e meritato schiaffone. Ma detto questo a noi interessa, da laici, stare nel merito della questione. La prima reazione è di paura. Sì, a me fa paura l’idea che un essere umano possa decidere non di ammazzarsi – fa parte del libero arbitrio – ma di farsi ammazzare dallo Stato; fa paura che si possa cancellare per legge la speranza, perché per quanto stringenti e serie possano essere le regole di ingaggio, nessuno può escludere che un momento, anche complesso, di sofferenza fisica o psicologica si trasformi automaticamente in una tragedia.

Ma da liberale riconosco che ognuno in teoria dovrebbe disporre della sua vita come meglio crede e che lo Stato non dovrebbe ostacolarlo. In realtà l’eutanasia è già legge in diversi Paesi europei e l’accompagnamento a una morte dignitosa già avviene in quasi tutti i nostri ospedali senza tanto clamore. I casi limite giunti all’attenzione dell’opinione pubblica hanno fatto sì cronaca, ma non inquadrano la storia, tanto valeva non arrivare a spaccare l’Italia e trovare in Parlamento soluzioni condivise, perché chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati sarebbe a questo punto cosa inutile.

LUIGI MANCONI SU LA REPUBBLICA: LA “MOSSA DA CAVALLO” DELL’ASSOCIAZONE LUCA COSCIONI

Su La Repubblica Luigi Manconi commenta “l’approvazione ieri a larga maggioranza da parte del Consiglio regionale della Toscana della proposta di legge, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, destinata a regolamentare la procedura per accedere al suicidio medicalmente assistito. È possibile che altre regioni, alcune delle quali amministrate dal centrodestra, procedano nella medesima direzione. Ma lo stato presente delle cose, delle idee e delle emozioni appare ancora più inquieto.

Un sondaggio periodico, condotto su base scientifica, conferma che tra gli abitanti del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e della provincia autonoma di Trento, la quota di quanti vorrebbero una legge sulla eutanasia è cresciuta di 25 punti percentuali in vent’anni, raggiungendo l’81 per cento nel 2022. E tutte le ricerche indicano come sull’intero territorio nazionale prevalga la medesima tendenza. A fronte di ciò l’atteggiamento della classe politica risulta persino più estraneo e lontano di quanto una tradizione di pervicace insensibilità possa far immaginare.

Nel novembre del 2019, la sentenza 242 della Corte costituzionale ammise la possibilità dell’aiuto al suicidio assistito e indicò i quattro requisiti per accedervi (patologia irreversibile, sofferenza fisica o psicologica non tollerabile, capacità di esprimere un consenso libero e consapevole, trattamento di sostegno vitale). E chiese al parlamento di legiferare in materia. Una successiva sentenza della Consulta (luglio 2024) ha ampliato le condizioni in cui ricorrerebbe la dipendenza da un trattamento di sostegno vitale, e ha rinnovato — con parole nette — la richiesta di una normativa parlamentare in proposito. Dopodiché nulla è stato fatto.

Da qui la ‘mossa del cavallo’ adottata dall’Associazione Luca Coscioni, per aggirare quel blocco di potere rappresentato dall’abdicazione del parlamento, e l’iniziativa all’interno dei consigli regionali.

FILOMENA GALLO SU LA STAMPA: LA GRANDE CONQUISTA È IL RISPETTO DEI TEMPI PER RISPONDERE

Su La Stampa anche Filomena Gallo si occupa “del voto di ieri in Toscana, e ricorda come la sentenza 242 della Corte costituzionale del 2019 avesse infatti stabilito le condizioni in cui l’‘aiuto al suicidio’ non è più reato: la sofferenza intollerabile, la capacità di autodeterminarsi e di comprendere le conseguenze delle proprie scelte, la malattia irreversibile e la dipendenza da un trattamento di sostegno vitale.

Lo scorso giugno, sempre la Corte costituzionale aveva chiarito e ampliato il concetto di ‘sostegno vitale’, la cui interpretazione restrittiva rischiava di essere discriminatoria. Se una persona aveva un respiratore, poteva accedere a questa possibilità; se non lo aveva (o non ancora), ne era esclusa.

La Consulta ha riconosciuto che non era giusto trattare diversamente i pazienti in base alla presenza o meno di un macchinario. Anche l’assistenza per chi non può muoversi non è forse una forma di sostegno vitale? Tuttavia, c’è un altro aspetto che in questi 5 anni ha vanificato per troppe persone la possibilità di vedere rispettato il proprio diritto. Con la sentenza 242 la Corte rispondeva a un caso specifico, quello di Fabiano Antoniani e della disobbedienza civile di Marco Cappato, che ha affrontato un processo e il rischio del carcere.

Ma quella sentenza non aveva indicato i tempi entro cui il servizio sanitario deve verificare i requisiti. Per questo, l’approvazione della legge regionale di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ dell’Associazione Luca Coscioni è così importante: finalmente da oggi in Toscana esiste una tempistica chiara e definita, che la sanità regionale è tenuta a rispettare: entro 30 giorni il servizio sanitario deve rispondere. Se la persona conferma la sua decisione, ed entro 7 giorni il medico, che aiuterà su base volontaria, riceverà tutto il necessario per garantire la libera scelta della persona.

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