Anche l’Italia è pronta a inviare nuove truppe per contribuire a rafforzare il confine Sud-Est dell’Europa. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha illustrato martedì scorso in Parlamento la strategia nazionale sulla crisi in Ucraina. «L’Italia ha già confermato la disponibilità a fornire il proprio contributo, qualora la Nato decidesse in tal senso». Giovedì è volato a Riga, in Lettonia, dove opera il contingente italiano schierato nell’operazione Nato “Baltic Guardian”.
Sempre nell’area Est dell’Europa altri militari italiani operano in Romania con 4 Eurofighter in un’altra missione, “Enhanced Air Policing Area South”. Possibile che l’impegno italiano si allarghi presto ulteriormente. Alla ministeriale Nato di domani e mercoledì, infatti, si valuterà proposta di prevedere una presenza stabile anche nei paesi del fianco Sud – Est dell’Alleanza e di aumentare l’offerta di assetti aerei.
Il ruolo dell’Italia
La chiave è quella di alzare ulteriormente le misure di deterrenza per fronteggiare l’escalation di Mosca. Si tratta di un battaglione di un migliaio di uomini – reparti di fanteria corazzati – che potrebbe essere schierato in Ungheria. E non è esclusa una presenza italiana anche in Bulgaria. Si potrebbe arrivare ad un massimo di duemila soldati.
Roma ha già dato disponibilità a partecipare alle eventuali decisioni che saranno assunte nei prossimi giorni dalla Nato.
A patto, ovviamente, che ci sia il via libera dei Paesi «ospitanti»: una luce verde formale che ancora manca.
L’Italia dà la disponibilità alla Nato ma sui soldati decide il Parlamento
Se nella riunione dei ministri della Difesa della Nato verrà deciso di intensificare le azioni di deterrenza nei confronti della Russia, l’Italia èp dunque sono pronta a un’eventuale partenza per la Bulgaria, l’Ungheria, la Slovacchia e la Romania. Ma una nuova missione italiana per fare fronte alla crisi in Ucraina dovrà prima essere autorizzata dal Parlamento italiano.
Su questo Lorenzo Guerini è stato molto chiaro nella sua audizione presso le commissioni Difesa di Camera e Senato, l’8 febbraio scorso: «Ulteriori attività saranno ovviamente sottoposte al confronto parlamentare, unitamente a eventuali ulteriori altri momenti di confronto in relazione all’evoluzione della crisi».
Comunque, così come richiesto dalla Nato, lo stato maggiore della nostra Difesa ha gia incrementato la «prontezza» dei reparti di rinforzo, ovvero la rapidità con cui potranno prendere posizione. Quindi, se fosse necessario, dopo il via libera del Parlamento e l’ok dei paesi ospitanti, i militari italiani potrebbero arrivare in pochissimi giorni a presidiare il fianco Sudest dell’Europa.
Il titolare della Difesa italiana, in costante contatto con i suoi colleghi della Nato, sa che «il rischio di una escalation è molto alto» e perciò ritiene che si debba «lavorare per non alimentare ulteriormente la tensione». Ma nello stesso tempo Guerini crede che sia necessario inviare alla Russia un messaggio «chiaro e inequivocabile»: «Un’aggressione a Kiev avrebbe gravi conseguenze». Dunque, la «strada principale» del governo italiano è quella di «insistere sulle possibilità di dialogo in tutte le sedi» e nel contempo di «non rinunciare assolutamente ai principi fondamentali di sicurezza» che debbono essere garantiti. E la stessa strada intrapresa da tutti gli alleati della Nato.
L’Italia, comunque, è già coinvolta nelle operazioni della Nato in quell’area.
La strategia
Negli ultimi 10 anni all’attivismo russo verso Ovest è corrisposto un progressivo riorientamento in chiave di deterrenza della postura militare della Nato sul fianco Est dell’Alleanza Atlantica. E l’Italia, ha sottolineato Guerini, è pienamente attiva in «queste iniziative di rafforzamento, innalzando le prontezze operative dei propri assetti e incrementando la partecipazione alle attività operative e esercitative».
In Lettonia sono presenti 238 militari italiani con 135 mezzi terrestri. ‘Baltic Guardian è operativa dal 2016, in risposta ad una richiesta avanzata alla Nato da parte dei Paesi Baltici e della Polonia. Nel Paese si è appena conclusa l’esercitazione “Ajax Strike”, promossa con l’obiettivo di testare e confermare il livello delle capacità operative e di rassicurare la popolazione dei Paesi delle aree di confine. Più a Sud, in Romania, la task force italiana “Black storm” è schierata con 140 militari presso l’aeroporto di Costanza per contribuire a garantire l’integrità dello spazio aereo del Paese.
Ma la Nato – e di conseguenza l’Italia – gioca la sua partita a scacchi con la Russia anche nel Mediterraneo, dove si è svolta nei giorni scorsi si è svolta l’esercitazione Neptune strike che ha coinvolto la portaerei della Marina Militare “Cavour”, insieme a quella americana ‘Uss Truman’ e francese “Charles de Gaulle”. Nella riunione dei ministri dell’Alleanza del 15 e 16 febbraio si decideranno eventuali modifiche degli schieramenti nel quadrante dell’Europa orientale in risposta alla possibile escalation russa che ha schierato già oltre 130mila militari in prossimità dell’Ucraina.
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