“Una maggioranza di americani votarono per Donald Trump il 5 novembre perché lo consideravano più affidabile e più esperto di Kamala Harris su un terreno cruciale: l’economia.”
Così Federico Rampini sul Corriere della Sera parlando di “scelte populiste e incompetenza”: “Oggi – scrive l’editorialista – osservano con sgomento i propri fondi pensione che perdono valore. Il crollo di Borsa associa Trump a un’immagine d’incompetenza. Al suo Inauguration Day il 20 gennaio aveva promesso un’Età dell’Oro. Dopo il Liberation Day, la giornata dei dazi del 2 aprile, è costretto a una goffa retromarcia: prima che arrivi l’Età Aurea c’è una «medicina» da ingoiare (la recessione?).”
“Non riuscirà a convincere che era tutto calcolato. Non sarebbe credibile. Lui non aveva fatto una campagna churchilliana «lacrime e sangue però alla fine vinceremo». Aveva promesso, con i dazi, una guerra-lampo e tutti più ricchi subito.”
“L’incompetente doveva essere Biden; ma sotto di lui Borse e dollaro stavano molto meglio. Non siamo ancora vicini ai cento giorni e già la luna di miele del 47esimo presidente si è schiantata.”
“Nello spettacolo mostruoso di questa incompetenza c’è qualcosa di banale e prevedibile; c’è anche qualcosa di misterioso. Forse è vero quel che sostiene il Quotidiano del Popolo, l’organo del partito comunista cinese, secondo cui la leadership di Pechino non è sorpresa, aveva previsto tutto, e ha già pronta la sua strategia di sopravvivenza a Trump.”
“Non possono dire altrettanto – sottolinea Rampini – i mercati finanziari più liquidi del pianeta, dove i grandi investitori muovono migliaia di miliardi al giorno: Wall Street e Londra, Tokyo e la stessa Hong Kong, tutti hanno reagito con il terror panico della sorpresa. No, non si aspettavano questi dazi, non così alti, non così punitivi, non così generalizzati.”
“Eppure Trump iniziò a predicare il Vangelo dei dazi in un’intervista televisiva del 1987! E da allora non ha mai smesso. Al dunque, dovendo arbitrare tra i poteri forti del capitalismo che lo hanno appoggiato, e il populismo operaista, Trump per adesso ha fatto la sua scelta.”
“Gettando la maschera si è rivelato – come J.D. Vance – più come un leader della «destra sociale». Può darsi che ci ripensi, l’uomo non è nuovo ai voltafaccia, e il suo narcisismo egomaniaco gli consente di mascherare le ritirate come delle vittorie (la pandemia offrì dei precedenti in questo senso).”
“Il verdetto delle Borse – conclude – con il suo sinistro presagio di recessione, potrebbe farlo indietreggiare sull’orlo del baratro, finalmente.”








