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La rivincita di Daniele Franco. Dallo scontro con il governo gialloverde a uomo forte di Draghi. Sarà lui (probabilmente) il nuovo ministro dell’Economia

Adesso che a decidere è Mario Draghi, Daniele Franco si trova concretamente in pole position per guidare il ministero dell’Economia, la casella più importante nell’era del Recovery plan che occorre riempire.

A favore dell’attuale direttore generale della Banca d’Italia giocano essenzialmente due fattori: gode della fiducia dell’ex presidente della Bce, con cui ha collaborato per anni in Banca d’Italia, e soprattutto Franco è certamente il massimo esperto italiano di finanza pubblica.

L’uomo ideale, insomma, per tener dietro ai conti del Tesoro e alla gestione dei 209 miliardi di fondi europei.

“Perché prima in via Nazionale e poi nei sei anni in cui ha guidato la Ragioneria generale dello Stato (maggio 2013/maggio 2019) la sua missione, la sua specialità, è stata esattamente questa: fare le pulci ai conti pubblici, controllare le copertura e l’efficacia dei provvedimenti” scrive il giornalista Paolo Baroni in un suo retroscena su quotidiano La Stampa.

Ai tempi del governo gialloverde (Lega-M5S) proprio per questo era entrato nel mirino dell’esecutivo. E in particolare in forte contrasto con il Movimento Cinque Stelle.

“Franco in aperta collisione con l’allora governo gialloverde aveva lasciato la Ragioneria per tornare in via Nazionale, dove dal 1979 in poi ha svolto quasi tutta la sua carriera a partire dal centro studi di cui è stato capo dal 2007 al 2011, per poi salire di grado e diventare direttore centrale area ricerca economica ed infine, dal metà 2019, prima vice e poi direttore generale” racconta Baroni.

Franco, classe 1953, originario di Trichiana, piccolo paese ai piedi delle Dolomiti bellunesi, si è laureato in scienze politiche a Padova ed ha conseguito un master all’Università di York.

Quello che pensa della situazione italiana lo ha detto, senza tanti giri di parole, intervenendo alla giornata del Risparmio lo scorso novembre. Franco ha indicato le due priorità del paese, debito pubblico e crescita, e dettato quello che oggi può tranquillamente essere letto come un programma economico.

«Anche nel nuovo scenario le priorità della politica economica dell’Italia, dettate dalla necessità di accrescere il potenziale di crescita, rimangono immutate – spiegava -. Occorre migliorare la qualità e quantità dell’istruzione, accrescere gli investimenti privati e pubblici, aumentare la spesa in ricerca e sviluppo e accelerare l’innovazione, migliorare il quadro regolamentare e l’azione della Pa, facilitare l’aumento della dimensione delle imprese, recuperare i divari tra il Mezzogiorno e il resto del Paese».

E poi, così come suggerito a suo tempo dallo stesso Draghi – si legge su La Stampa – per Franco l’Italia deve riservare più attenzione ai giovani, visto che «la pandemia e la recessione tendono ad accentuare gli squilibri generazionali, che erano già significativi, per effetto, per esempio, dell’aumento della disoccupazione giovanile, del debito pubblico, dell’incidenza della spesa per pensioni».

Bene aver rafforzato i sussidi, concludeva Franco, ma questi ora «devono essere ricondotti a un disegno organico e coerente, per limitare le distorsioni e rendere la crescita più inclusiva».

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