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La prova di forza di Giorgia Meloni e il futuro | L’analisi di Aldo Cazzullo

“Parliamoci chiaro: la vittoria in Abruzzo è una clamorosa prova di forza della destra italiana, in particolare di Giorgia Meloni”.

Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera osservando che “se si votasse domani in una qualsiasi delle grandi Regioni del Nord, la sinistra non avrebbe chances: non in Piemonte, non in Lombardia, non in Veneto; e probabilmente neppure nel Lazio, in Sicilia, financo in Campania, senza il grande nemico della Schlein, De Luca. Certo, alle Europee l’opposizione potrà dire che la somma dei suoi voti è più o meno pari a quella della maggioranza; ma la maggioranza per quanto rissosa sta insieme al governo, mentre dall’altra parte una coalizione non c’è e difficilmente potrà esserci.

Si spera che la presidente del Consiglio tragga da questa prova di forza una conclusione utile non solo a lei, ma pure al Paese. Non ci sono complotti. Non ci sono — per il momento — smottamenti nel consenso suo personale e del suo partito. Nello stesso tempo, non ci sono scuse. È il momento di governare. Non di polemizzare con Mattarella sui manganelli, o di girare di comizio in comizio; e neanche di rottamare le cartelle inevase, alla faccia degli italiani che le hanno regolarmente pagate e di un deficit al 7,3% del Pil, due punti sopra le previsioni.

Governare – sottolinea l’editorialista – significa innanzitutto affrontare la questione più complessa, su cui si è eroso il consenso dei governi precedenti: l’economia. L’Italia oggi è un paese che non ha fiducia nel futuro, infatti fa pochi figli e investe poco nell’economia produttiva; mentre scuola e sanità continuano a perdere posizioni, a dispetto dell’abnegazione di molti insegnanti, medici, infermieri. Rovesciare la tendenza non è facile; ma è l’unico, vero modo per consolidare il governo.

Per evitare di farsi sorprendere ferma sulle gambe, Giorgia Meloni dovrà muoversi nella direzione giusta: incentivare il lavoro, gli investimenti produttivi, la crescita economica e demografica. E anche aprire la propria classe dirigente a una schiera più ampia dell’antica militanza; perché – conclude – con la squadra modesta che si ritrova oggi, non può andar bene tutte le volte. È questo, in politica, il vero elisir di lunga vita”.

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