Per essere buoni di questi tempi serve la rabbia dei giusti, la formidabile motivazione di chi sa di aver ragione.
In cima alla lista dei Buoni, quelli con la B maiuscola, io voglio mettere Gian Carlo Caselli, il magistrato antimafia in pensione che oggi guida l’Osservatorio Agromafie di Coldiretti.
Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo sulla Mafia ai tempi del Coronavirus raccontando come man mano che la pandemia sfumerà, lascerà spazio alla crisi economica e in quel contesto le mafie, piene di soldi da ripulire, tenteranno di conquistare del nuovo posto al sole.
Per questo oggi più che mai occorre credere nell’antimafia che segue le orme di Falcone, Borsellino, del Generale Dalla Chiesa. Sostenerla politicamente e come società.
Smettere di chiudere gli occhi davanti ai malaffari, grandi o piccoli.
Resistere, resistere, resistere.
Solo così possiamo tutti contribuire a stringere il collo di quegli imbuti che, per una ragione o per l’altra, lasciano che la mafia filtri dalla parte dei buoni e la contamini.
Sono convinto che questo riguardi anche noi della Grande Distribuzione.
Perché noi siamo chiamati a verificare fornitori e filiere, a scegliere cosa mettere sugli scaffali.
È una responsabilità enorme.
Non dimentico la storia di Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco Nazionale dei Nebrodi che la Mafia ha cercato di ammazzare proprio perché ha denunciato le infiltrazioni nelle filiere agroalimentari.
Ascolto voci come quella di Aboubakar Soumahoro, che da anni lotta perché emergano le storie delle vittime del caporalato, perché siano difese, perché escano dall’ombra. Perché chi le sfrutta (anche quella è Mafia) sia punibile.
Per questo è urgente che sia portata in Parlamento la proposta di legge che Caselli e il suo Osservatorio Agromafie hanno sviluppato.
Un pacchetto a costo zero che si occupa di reati alimentari, di strumenti e modalità di indagine.
Che non promette pene più rigide, ma crea le condizioni per poter arrivare a condannare chi delinque.
È urgente che sia approvata la legge che vieta le Aste a doppio ribasso, da mesi incagliata tra commissioni e discussioni varie.
Questo non è il tempo di discutere, di fare salotto, di fare proclami.
Questo è il momento di fare e basta.
Di fare poche cose, ma incisive. Di fare la politica vera, non il gioco di palazzo. Serve risolutezza, come l’abbiamo col coronavirus.
Una grande battaglia che l’Italia sta combattendo e sta vincendo.
Quella con le mafie, in ogni loro forma, dura da 150 anni.
È ora di vincere pure quella.








