Con 9 voti favorevoli e 3 contrari, il board guidato da Jerome Powell ha deciso di tagliare i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,50%-3,75%. È il terzo taglio consecutivo, ma soprattutto il più politico: perché Powell ha lasciato cadere una frase che pesa più del taglio stesso. Nel 2026 ci sarà un solo altro allentamento.
Una doccia gelata per chi già pregustava una Fed trasformata in fontana di liquidità. I mercati, che fino a una settimana fa scommettevano su tre tagli, ora sono costretti a ricalcolare tutto: le probabilità di altri due allentamenti l’anno prossimo non superano il 30%, quelle di tre scivolano addirittura al 20%.
Perché a Washington l’aria è pesante. I falchi ripetono che l’inflazione si è incagliata, ha smesso di scendere e resta lontana dal miraggio del 2%. Per loro, tagliare ancora sarebbe un regalo fuori stagione. Le colombe, invece, temono l’esatto opposto: che l’economia rallenti troppo, che il mercato del lavoro inizi a scricchiolare e che, quando la crepa si allarga, ripararla diventa un mestiere per muratori del miracolo, non per banchieri centrali.
A completare il quadro, arriva il retroscena del Financial Times: Donald Trump sta per avviare il suo ultimo giro di colloqui per scegliere chi siederà sulla poltrona più pesante della finanza mondiale. La sfida vede Kevin Hassett – economista di fiducia del presidente, già in odore di investitura – confrontarsi con un terzetto di finalisti: l’ex governatore Kevin Warsh, i governatori Christopher Waller e Michelle Bowman, e il gestore di BlackRock Rick Rieder.
Fonti bene informate giurano che Hassett resta in pole position per sostituire Powell a maggio. Ma a Wall Street qualcuno sussurra che sia troppo allineato al presidente, con il rischio di trasformare la Fed in un acceleratore di tagli a ripetizione. Un timore talmente diffuso che Trump – nel più puro stile Trump – sta valutando persino un mandato più breve, un modo elegante per lasciare aperta la porta al suo ministro del Tesoro Scott Bessent per un futuro passaggio alla Fed.
Come se non bastasse, Hassett ha sorpreso tutti concedendo al Wall Street Journal una versione più sobria di sé stesso: “C’è ancora spazio per ulteriori tagli”, ha detto, “ma il compito più importante di chi guida la Fed è osservare i dati ed evitare di immischiarsi nella politica”. Una frase che, letta tra le righe, suona quasi come un biglietto da visita per Capitol Hill: tranquilli, non sono qui per fare fuochi d’artificio.
Morale: la Fed taglia, i mercati sospirano, la politica scalpita. E mentre Powell difende il fortino con un solo taglio nel 2026, a Washington tutti si preparano alla battaglia per la sedia che decide il destino del dollaro.








