L’assassinio di Charlie Kirk – commenta sul Corriere della Sera Angelo Panebianco – ha scatenato sia in America sia in Italia scontri verbali feroci.
Il fanatismo che conduce alla violenza fisica è responsabilità soprattutto della destra o della sinistra? Che rapporto c’è fra la violenza verbale e la violenza fisica? O fra il fanatismo che si manifesta attraverso messaggi di odio e quello che passa all’azione picchiando colui che si considera il «nemico» oppure uccidendolo?
Per tentare di sbrogliare la matassa conviene partire da tre considerazioni: la prima è che il fanatismo è in politica una merce assai diffusa. La seconda è che esistono varie gradazioni di fanatismo (dalle più blande alle più virulente). La terza è che, in genere (tranne che nel caso delle guerre civili) solo un piccolo sottoinsieme di fanatici passa dai messaggi d’odio alla violenza fisica.
In generale, il fanatico si riconosce facilmente: egli vede il mondo in bianco e nero. È incapace di empatia. L’altro, quello che la pensa diversamente, è un mostro, un corrotto, un delinquente. O, nella migliore delle ipotesi, uno stupido burattino manovrato dai malvagi. Il mondo diventerebbe di gran lunga migliore — pensa il fanatico — se i malvagi venissero eliminati.
I fanatici sono tutti uguali: non c’è, da questo punto di vista, nessuna differenza fra il fanatico che si dice di sinistra e quello che si dice di destra, il fanatico religioso o quello (diciamo così) laico. Il fanatico traduce in aggressività le sue frustrazioni private e la politica è un luogo perfetto in cui scaricarle. Egli si può raccontare, e raccontare agli altri, di essere al servizio di qualche nobile causa, può persino sentirsi un eroe.
Però, come si è detto, ci sono varie gradazioni di fanatismo. Per capirlo bisogna squarciare il velo di ipocrisia che circonda la democrazia. Che ha molte virtù. Forse però la sua virtù maggiore, quella più preziosa, è di costringere, attraverso le sue istituzioni e le sue regole, persone che si riconoscono in parti politiche diverse e che, spesso, si disprezzano quando non si odiano, a trattarsi da «avversari» anziché da «nemici».
La democrazia, avrebbe detto il filosofo Montesquieu, è un regime «moderato», ossia un regime che, per funzionare al meglio, richiede auto-controllo e disponibilità al confronto pacifico fra le opinioni.
Se ne può quindi dedurre che nelle fasi in cui la polarizzazione delle opinioni cresce, la democrazia arranca e il fanatismo trova ampi varchi attraverso cui diffondersi. Sfortunatamente, questa è una di quelle fasi. In America e, giù per li rami, in tutto l’Occidente.








