“Un bell’articolo sul Financial Times di Valentina Romei e Colby Smith descrive la Caporetto europea della crescita rispetto agli Stati Uniti. Non solo cresceremo di meno in futuro, ma cresciamo di meno da quasi due decenni: dalla crisi finanziaria in poi, il tasso di crescita dell’economia europea è stato la metà di quello statunitense. Le ragioni sono in parte congiunturali, come ad esempio il peso relativamente maggiore dello shock energetico; ma al fondo pesano in Europa i tassi di investimento molto più bassi e una specializzazione produttiva nella quale il peso delle nuove tecnologie è molto più basso”.
Lo sostiene l’economista Stefano Micossi dalle colonne del magazine digitale InPiù.net
“La frammentazione del mercato interno resta un fattore critico di svantaggio; trent’anni dopo la fatidica data del 1992, il mercato dei capitali resta organizzato in tanti piccoli giardinetti nazionali, che i governi difendono con le unghie e con i denti. Anche il ruolo del sistema finanziario, pure ben noto, continua ad essere sottovalutato: il nostro sistema banco-centrico è semplicemente indisposto a finanziare iniziative rischiose, che invece trovano ampio capitale sul mercato americano. Nulla di nuovo, naturalmente. Ma resta la domanda: perché l’Unione europea non riesce a cambiare questa realtà disastrosa?”.








