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La banca di Cuccia dice addio alla Borsa dopo 70 anni | Lo scenario

A 80 anni dalla nascita e a 70 dalla quotazione in Borsa, Mediobanca si prepara a lasciare Piazza Affari. Si chiude una parabola che ha visto la banca accompagnare la storia economica dell’Italia. E se ne apre una nuova nella quale conserva le sue attività distintive, il corporate e investment banking, ma lontano dalla Borsa e come società controllata da Mps.

Fondato nel 1946 appena terminata la guerra, su iniziativa di Raffaele Mattioli, allora presidente della Banca Commerciale Italiana, e di Enrico Cuccia, l’istituto è nato con l’obiettivo di favorire la ricostruzione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle industrie italiane. Tre le banche fondatrici allora controllate dall’Iri: oltre alla Comit, il Credito Italiano e il Banco di Roma.

Mediobanca è arrivata in Borsa dieci anni dopo, nel 1956, e si è espansa presto in comparti paralleli a quello creditizio: dalle gestioni fiduciarie nel 1948 con Spafid al credito al consumo da 1960 con Compass. A farla diventare la banca d’affari italiana e il ‘salotto buono’ è stato Cuccia, che l’ha guidata fino al 1982 come direttore generale e anche come amministratore delegato, poi dal 1988 al 2000 come presidente onorario. Tanto a lungo da essere identificato con l’istituto stesso. Non a caso alla sua morte lo slargo di via Filodrammatici di fronte alla sede della banca milanese è stato ribattezzato Piazzetta Cuccia.

Il suo successore è Vincenzo Maranghi che poi passerà il testimone nel 2003 a Renato Pagliato e ad Alberto Nagel. A quest’ultimo si deve lo sviluppo del wealth e asset management, fino al 2025, quando ha cercato di difendere l’istituto dalla conquista di Mps, anche con un tentativo d’offerta su Banca Generali, senza però riuscirci.

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