“Purtroppo quello che sta accadendo conferma che la Russia non può essere un partner affidabile, che non ha senso trascinarla in un ambito di globalizzazione corretta, produttiva per tutti, basata su semplici ma basilari regole di lealtà e cooperazione”.
Lo ha spiegato Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia in un’INTERVISTA a ‘La Repubblica’ parlando della crisi energetica dovuta al conflitto ucraino e delle minacce delle Russia sulle forniture di gas.
“I problemi saranno enormi per tutti, però in questo momento il mio primo pensiero va alla moltitudine di Paesi in via di sviluppo che dipendono per la loro sopravvivenza dalle forniture innanzitutto alimentari e poi anche di altre materie prime, dalla Russia e dall’Ucraina – ha aggiunto – chi gli manderà il grano, il mais, anche il petrolio che viene a mancare? L’America e l’Europa hanno spalle forti e, diciamo in sei mesi, possono riorganizzarsi per le forniture di qualsiasi bene e diversificare le fonti di approvvigionamento. Ma per i Paesi poveri, legati a un unico fornitore, questo è difficilissimo, diventa davvero questione di vita e di morte”.
In Germania, dove sono addirittura partiti i piani per il razionamento, “è dura, ma francamente ci si poteva pensare prima di legarsi mani e piedi a un unico fornitore, per di più di provata inaffidabilità – ha proseguito il premio Nobel – all’ università lo insegniamo ai ragazzi del primo anno di economia: mai dipendere da nessuno”.
Infine, sul rapporto tra Europa e America, Stiglitz ha sottolineato che “a meno che non torni un altro Trump alla Casa Bianca, la cooperazione transatlantica si sta rivelando forte e costruttiva. La speranza è costruire un mondo in cui le parole tornino a contare, il dialogo anziché la contrapposizione”.








