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[Iniziative] I primi 60 anni di Findus: come gli italiani hanno scoperto i surgelati

Findus celebra il traguardo dei suoi primi 60 anni e lo fa in una monografia, edita da Mondadori, che racconta la storia dell’azienda che ha fatto scoprire agli italiani i surgelati. Oggi la società conta su una quota di mercato del 20%, che sale al 50% per prodotti come pesce e vegetali, vendite per 700 milioni nel 2020, 16 milioni di famiglie affezionate consumatrici e quasi 500 collaboratori tra lo stabilimento di Cisterna di Latina e la sede di Roma.

«Con amore, da Findus è la storia del nostro Paese negli ultimi 60 anni attraverso un’azienda come la nostra» ha detto il direttore delle Risorse umane, Valerio Vitolo, in occasione della presentazione. E in effetti l’arrivo di Findus in Italia ha coinciso con gli anni del miracolo economico e con la nascita di una cultura agroalimentare che fino a quel momento aveva contemplato solo prodotti freschi. Nelle case degli italiani entra in quel periodo per la prima volta il frigorifero (nel 1965 lo possedeva oltre la metà della popolazione) una svolta nei consumi alimentari che l’industria dei surgelati cavalca.

La storia

In quel momento Findus è di proprietà della svizzera Nestlé Alimentana, che pochi mesi prima aveva rilevato la maggioranza dalla famiglia svedese, fondatrice dell’azienda nel 1939. Il nome stesso conserva l’origine di questa storia: Findus, infatti, è la contrazione di Frukt industrin, «industria della frutta», memoria dell’attività iniziale, quella delle conserve ortofrutticole.

Il territorio

L’area individuata per lo stabilimento di surgelazione è a Cisterna di Latina, nell’Agro Pontino – l’atto costitutivo recuperato negli archivi storici della Camera di Commercio di Milano lo fa risalire al 27 settembre 1962 – un territorio scelto non a caso: «In agricoltura bisogna anticipare le cose per avere successo» ha raccontato Matteo Lauriola, ex responsabile del reparto agronomico dal 1974 al 2009 «e lì c’erano campi da coltivare per verdure di interesse di Findus, c’era disponibilità di acqua essenziale per coltivare i vegetali, condizioni climatiche favorevoli. I tecnici Findus che venivano dalla Svezia decisero che era la zona ideale».

C’era solo un piccolo problema: «Lì si coltivavano vegetali destinati al mercato del fresco, non fu facile convincere i contadini a piantare varietà adatte all’industria dei surgelati» ha aggiunto «ma alla fine ci siamo riusciti». Oggi l’Agro pontino fornisce tra il 15 e il 20% dei vegetali lavorati da Findus in Italia dove man mano che la domanda cresceva sono aumentate le aree coltivate a vegetali per la surgelazione. Ma in parallelo allo sviluppo della produzione agricola, corre una storia di innovazione alimentare e comunicazione che qualche volta anticipa altre accompagna l’evoluzione di nuovi modelli di consumo.

I grandi classici

E se i primi prodotti ad arrivare sul mercato sono piselli e fagiolini, è del 1967 la prima vera novità: i bastoncini, tranci di merluzzo panati e surgelati. In quel periodo arrivano i primi frigoriferi con comparto freezer che agevolano lo sviluppo di una cucina meno conformista e più aperta alle novità. E, mentre il Paese, sull’onda della contestazione sociale e politica, si modernizza, crescono le donne che entrano nel mondo del lavoro e la distribuzione moderna prende piede. Sono gli anni in cui Findus lancia un prodotto iconico come i Sofficini, un piatto pronto da portare in tavola in pochi minuti.

«Io entrai in Findus nel 1973 come ingegnere di processo. La prima cosa che vidi nello stabilimento erano schiere di donne che chiudevano queste crepes in maniera automatica» ha ricordato Vittorio Gagliardi, tra gli altri ruoli ex responsabile R&D in Findus fino al 2005 «allora pensai che dovessimo inventarci delle macchine per sostituire quelle donne. Lo sviluppo fu lunghissimo, 5-6 anni per sviluppare un impianto perfetto ma in quel modo rivoluzionammo non solo le macchine ma anche l’intero processo: ora non si vede mano umana lungo la linea di produzione, solo questo esercito di sofficini che vengono panati».

L’innovazione

L’innovazione industriale accelererà negli anni Ottanta, mentre dilagano consumismo ed edonismo, nasce la tv commerciale e compaiono i primi fast food. Nel 1985 Unilever – che aveva acquisito nel 1970 il 75% delle quote da Nestlé – assume il controllo esclusivo dell’azienda mentre Capitan Findus si impone in tv come testimonial prima dei Bastoncini e poi negli anni di tutta l’offerta di pesce Findus oltre che dell’impegno in fatto di responsabilità sociale e ambientale. Ma in questa storia di investimenti in ricerca e sviluppo per anticipare una domanda sempre in evoluzione – lo sono ad esempio negli anni 90 i 4 salti in padella – non sono mancati i fallimenti.

«Quando si produce si creano necessariamente degli scarti» racconta ancora Gagliardi «ma non tutto è da buttar via. C’è il by products, piccole parti che non vanno bene per lo specifico prodotto ma edibili. Noi a fine anni 90 avevamo preso questi sottoprodotti vegetali per produrre, in versione surgelata, quello che è il dado da brodo. Il prodotto si chiamava Rosette, per me il più affascinante dei prodotti dal punto di vista industriale, ma era troppo presto rispetto alla mentalità di allora, non siamo riusciti a comunicarlo ai consumatori ed è stato un flop».

La sostenibilità

In parallelo a questo sviluppo, però, l’azienda si impegna sempre di più anche sul fronte sostenibilità: nel 2004 compaiono i primi prodotti con il marchio blu Marine Stewardship Council (MSC), che certificano il rispetto dei principi fondamentali della pesca sostenibile. Un percorso che ha portato l’azienda oggi ad avere la quasi totalità delle materie prime ittiche (98%) certificate MSC o ASC, con l’obiettivo di raggiungere il 100% entro il 2025. Lo stesso obiettivo viene posto per i vegetali: nel 2018 Findus aderisce a Sai Platform, una delle principali iniziative a livello globale per la sostenibilità agricola, e oggi il 90% dei volumi totali sono certificati da agricoltura sostenibile per arrivare entro i prossimi tre anni al 100%.

«Siamo decisamente sulla buona strada» ha aggiunto il direttore risorse umane «stiamo lavorando anche sugli imballaggi, la quasi totalità il 99%, è completamente riciclabile, con l’impegno a usare carta proveniente solo da foreste gestite in modo sostenibile». Dal punto di vista societario, dopo 40 anni, Unilever cede Findus Italia che diventa parte del Birds Eye Iglo Group, controllato dal fondo d’investimento Permira, e nel 2015 entra a far parte di Nomad Foods, che diventa proprietaria dei marchi Birds Eye, Iglo e Findus.

Oggi il Gruppo ha sede nel Regno Unito e opera in 22 Paesi europei: con 14 siti produttivi e 8.000 dipendenti, si colloca tra i principali player mondiali nel settore degli alimenti surgelati. Nomad Foods torna a focalizzarsi su ricettati, pesce e vegetali valorizzando ingredienti IGP e DOP a aprendosi a nuove esigenze del mercato, come i vegetal food prodotti “green” pensati per chi vuole di ridurre il consumo di alimenti di origine animale.

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