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Inflazione, ecco l’effetto guerra sui prezzi | Il report

La guerra in Iran impatta con decisione sulla crescita dei prezzi in Italia, spingendo al rialzo l’inflazione a maggio.

L’Istat conferma le sue stime preliminari, registrando un rialzo del 3,2% annuo nel quinto mese del 2026, dinamica in accelerazione rispetto al 2,7% di aprile (la crescita dei prezzi è invece pari allo 0,4% su base mensile).

Sui rincari incide il forte aumento dei beni energetici, sia regolamentati (+5,6% rispetto al +5,3% di aprile) che non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), aumento dovuto alle conseguenze sulle quotazioni internazionali di gas e petrolio della guerra scoppiata tra Usa, Israele e Repubblica Islamica.

L’inflazione effettua “un balzo astronomico”, con la chiusura dello Stretto di Hormuz che “ha incendiato i prezzi, e non solo dei beni energetici, ma anche di altri beni e servizi, con effetti nefasti per le famiglie”, è il commento dell’Unione Nazionale Consumatori, che sottolinea come in appena tre mesi, da febbraio a maggio, “i prezzi sono decollati del 2%, pari a +505 euro su base annua per famiglia media, +734 euro per coppia con 2 figli, +660 euro per coppia con un figlio”.

Per il Codacons la stima è ancora più alta, con rincari “da 1.058 euro annui per la famiglia tipo, che salgono a 1.461 euro annui per un nucleo con due figli”.

La crescita dei prezzi non è però omogenea su base nazionale, sottolinea l’associazione, evidenziando le forti differenze tra nord e sud Italia: Reggio Calabria è la provincia che registra l’aumento maggiore, +4,4% annuo, mentre Aosta è la città con l’inflazione più bassa, al +2,3%.

Sul fronte regionale, aggiunge il Codacons, la Calabria guida la classifica dei rincari segnando +3,9% su anno, seguita da Lazio (+3,6%) e Veneto (+3,5%).

Agli ultimi posti invece Valle d’Aosta (+2,3%), Basilicata (+2,4%) e Molise (+2,5%).

Il Codacons si dice inoltre scettico, in attesa della firma prevista per venerdì dell’accordo tra Washington e Teheran, sull’effettivo calo dei listini dei carburanti, i quali “impiegheranno settimane per tornare ai livelli pre-guerra”, mentre i rincari di beni e servizi “una volta applicati, non verranno riassorbiti dal mercato, e continueranno a pesare sulle tasche delle famiglie italiane”.

Inoltre, sottolinea Assoutenti, preoccupano i rincari sui beni alimentari, settore che “continua a risultare uno di quelli più colpiti dalla situazione in Medio Oriente e dall’aumento dei costi di trasporto”.

I prezzi dei legumi sono cresciuti del +22,8% su anno, quello dei piselli del +20,8%, poi carciofi (+19,9%), pomodori e finocchi (+18,4%), fagiolini (+16,4%), cavolfiori e broccoli (+16%).

Non solo. Per Assoutenti, infatti, “i prezzi dell’energia continuano a salire”, rischiando di “realizzare una nuova stangata sulla spesa elettrica nel periodo estivo, quando aumentano i consumi energetici degli italiani”.

Per questo l’associazione chiede al governo “di intervenire con urgenza adottando misure tese a limitare la crescita delle tariffe nel comparto e alleggerire le bollette delle famiglie”.

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