Bombe vengono lanciate dall’esercito israeliano su Gaza, scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera, e provocano massacri di civili inermi. Accompagnate da uno sdegno pressoché unanime. Bombe vengono lanciate dall’esercito russo sull’Ucraina e provocano massacri di civili inermi. Accompagnate da uno sdegno che esiteremmo a definire unanime.
L’Europa, per quel che può, stigmatizza con vigore queste stragi anche se non ha ancora preso nei confronti di Tel Aviv i provvedimenti adottati, invece, nei confronti di Mosca. Ma i due conflitti hanno origini diverse e tempi diversi ed è molto probabile che, se le cose dovessero proseguire come è stato fino ad oggi, quel genere di provvedimenti l’Europa li prenderà. In ogni caso la postura europea è — tenuto conto dei diversi atteggiamenti dei Paesi che fanno parte dell’unione continentale — di una severità nei confronti di Israele che aumenta di giorno in giorno.
In merito alla duplice condanna, non si può dire che l’Italia, fatta eccezione per Sergio Mattarella, sia stata al passo. Lo stesso si può dire, quanto al discorso sull’eccezione, di Leone XIV. Entrambe queste personalità non mancano mai di rendere espliciti il loro crescente disagio, la loro sofferenza per la morte di innocenti su entrambi i fronti. Ripetiamo: entrambi i fronti.
Nella sinistra italiana, invece, è ben visibile un più che giustificato sdegno per l’uccisione degli innocenti palestinesi a fronte di una pressoché totale indifferenza nei confronti degli uccisi in Ucraina. Non tutta la sinistra, per carità. La vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno — sempre lei, quasi soltanto lei — ha contribuito a organizzare un evento del tutto particolare che si terrà a Ventotene tra il 12 e il 14 settembre.
Nel corso di questa iniziativa si parlerà delle stragi di cui si è detto. E non solo di quelle. Parteciperanno Julija Navalnaja (vedova di Alexei), Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace e simbolo della lotta delle donne iraniane, Oleksandra Matviichk e Oleksandra Romantsova, premi Nobel per la pace e protagoniste della resistenza ucraina, Sviatiana Taikhanouskaya, premio Sacharov (come, del resto, la Navalnaya) nonché leader dell’opposizione bielorussa, rappresentanti del movimento palestinese Women of the Sun e israeliano Women Wage Peace, e Maoz Inon, un celebre attivista israeliano che si batte per i diritti umani.
L’iniziativa è passata quasi sotto silenzio nonostante l’appuntamento sia fissato nella veneratissima isola in cui fu scritto lo storico appello di Rossi, Spinelli e Colorni.








