Allarme previdenza in Italia: pensione sempre più lontana e milioni di lavoratori con metà dello stipendio.
È quanto emerge dall’ultimo Osservatorio effettuato da Moneyfarm sul tema previdenza.
Nel 2024 in Italia il rapporto spesa pensionistica/Pil – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – salirà al 16,2% dal 15,8% del 2023: un aumento dovuto anche alla rivalutazione delle pensioni per effetto dell’inflazione e che inciderà in modo significativo sul futuro del sistema pensionistico e dei cittadini.
Nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/Pil del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a circa 19 miliardi all’anno di spesa pensionistica.
La situazione è così delicata che la Riforma 2024, per la prima volta dalla Riforma Monti-Fornero del 2011, ha modificato le regole non solo per chi è vicino all’età pensionabile (Quota 103 e Opzione Donna), ma anche per coloro che hanno iniziato a lavorare a partire dal 1996 e che rientrano nel sistema di calcolo contributivo.
Per questi lavoratori “giovani” si allontana la possibilità di pensione anticipata tre anni prima del requisito di vecchiaia (oggi pari a 67 anni): il valore della pensione dovrà infatti essere pari ad almeno 1.
320 euro netti al mese (3 volte l’assegno sociale, prima era 2,8); tale soglia scende leggermente per le lavoratrici con un figlio (2,8 volte) e con due o più figli (2,6 volte).
Inoltre, negli anni dell’anticipo (fino al compimento dei 67 anni), la pensione non potrà essere più elevata di circa 2.230 euro netti al mese (38.910 euro lordi all’anno, pari a 5 volte il trattamento minimo).
Buone notizie solo per chi avrà pensioni basse: si restringe infatti la platea di chi rischia di andare in pensione a 71 anni e oltre con la pensione di vecchiaia contributiva (prima la soglia minima di pensione era di 672 euro netti al mese, mentre oggi è scesa a 534).
La previdenza integrativa è ancora poco diffusa: a oggi solo 26 italiani su 100 stanno attivamente mettendo da parte dei risparmi in strumenti di previdenza complementare e nel periodo 2007-2022 solo il 22% del Tfr è stato destinato a questo tipo di strumenti.
Tra l’altro, a fine 2022, si registrano quasi 2,5 milioni di silenti, ossia persone che possiedono un fondo pensione ma che hanno smesso di versare, dei quali circa la metà da oltre 5 anni.
La situazione è ancora più critica se si osserva lo studio elaborato ad hoc da Moneyfarm su 8 profili di italiani, pari a 3.182.376 individui (circa il 5% della popolazione), nati nel 1964, 1974, 1984 e 1994, che andranno in pensione tra il 2031 e il 2062.
Per il 53% di questi (che corrisponde agli occupati) l’età di pensionamento media sarà di 67 anni, la pensione pubblica media complessiva di 1.125 euro netti/mese.
Tra uomini e donne la differenza può arrivare fino al 26% con le donne estremamente penalizzate.
Solo il 30% dei trentenni e il 22% delle trentenni del campione ha oggi un fondo pensione.
Del totale del campione, solo il 19% ha un fondo pensione, mentre il 35% non lo ha.
Si stima che un 7% di inoccupati abbia un fondo pensione, pur avendo smesso di versare; il restante 39% potrà sostenersi solamente con pensioni già in erogazione o altre forme assistenziali.








