Il “buco” potenziale dei derivati finanziari in Italia è pari a 250 miliardi di euro ed è più grande dei 191 miliardi che il nostro Paese si appresta a chiedere all’Unione europea con il Recovery Fund.
Nonostante la riduzione, tra il 2019 e il 2020, pari a quasi il 20% del totale, la massa di derivati presenti sui bilanci di Stato centrale, enti locali, banche, imprese e famiglie è ancora assai rilevante: una voragine di 250,1 miliardi complessivi capace di ingoiare l’intero pacchetto di fondi che il governo di Mario Draghi si appresta a ottenere dall’Ue nell’ambito del piano Next Generation.
Ammontano a 181 miliardi le perdite potenziali presenti sui bilanci delle banche, a quasi 15 miliardi quelle delle imprese, mentre per la pubblica amministrazione il pericolo derivati vale circa 32 miliardi.
Questi i dati principali di un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui a fine 2019 i derivati valevano, in totale, 309 miliardi e, dopo 12 mesi, si sono ridotti di 59 miliardi, con un calo del 19%.








