La più antica democrazia del mondo, quella britannica, sta per cambiare pelle e potrebbe anche essere teatro di un conflitto interno.
Questa affermazione, che solo 10 anni fa sarebbe risultata assurda considerando la storia del Regno Unito, non è più implausibile.
Il Regno Unito ha una configurazione politica stabile da almeno cento anni.
Il bipartitismo di Tory e Labour dura dagli anni ’20 del ‘900 e la sostituzione del partito Whig, la sinistra borghese, con il Labour è avvenuta solo in seguito al trauma della Prima Guerra Mondiale.
Oggi le nuove fratture possono portare per la prima volta a una riconfigurazione drastica del sistema, e questo è un fatto traumatico per un Paese che, senza una Costituzione formale, ha tuttavia avuto la democrazia più stabile della storia.
A determinare il conflitto sono le drammatiche fratture interne alla società inglese, che non a caso sono molto simili a quelle degli Stati Uniti, anch’essi percorsi da pericolosi terremoti politici ed istituzionali.
La nuova faglia di separazione più evidente nell’elettorato non è più tra lavoratori e borghesi, anche se queste dimensioni hanno una rilevanza residuale, ma tra laureati e non.
Al contrario di quanto diffonde attraverso letture ideologiche, la classe dei laureati ha nel corso degli scorsi decenni segnato grossi avanzamenti soprattutto attraverso l’espansione dello Stato alle sue massime dimensioni compatibili con una economia ancora capitalistica, e ha trovato le ragioni per porre vincoli di ogni tipo a tutte le attività economiche.
Nel contempo questa classe ha raggiunto dimensioni mai viste nel passato solo in parte a causa dell’espansione delle esigenze produttive.
Una importante fetta di questa classe ha inventato e coperto una mole crescente di ruoli di controllo e indirizzo delle attività anche interne al settore privato, dove le Risorse Umane e le funzioni di controllo del rispetto di normative e standard etici di nuovo conio hanno raggiunto dimensioni impensabili anche solo 30 anni fa.
La concentrazione delle attività economiche in oligopoli digitali però ha posto dei limiti a questa espansione, e la minaccia in maniera consistente con l’Intelligenza Artificiale, che può in teoria sostituire quasi tutte le funzioni coperte dai laureati.
La tecnologia può riuscire dove Reagan e la Thatcher hanno fallito, e quindi ribaltare l’equilibrio di potere oggi a favore dei tecnici (non in senso scientifico).
Sottostante c’è ovviamente una lotta di potere anche apicale tra Mandarini ed Imprenditori.
Entrambe queste classi sono rilevanti ai fini del buon funzionamento della società.
Ogni squilibrio conduce al disastro.
Una prevalenza assoluta degli imprenditori conduce quasi certamente a una concentrazione del potere economico e a una conduzione privatistica della cosa pubblica.
Una prevalenza dei Mandarini conduce all’asfissia dell’attività economica, la fine delle innovazioni, e alla imposizione di sistemi di valori statici quasi automaticamente per via autoritaria.
La miccia per la deflagrazione del conflitto però giace in una questione apparentemente estranea al conflitto, quella della immigrazione.
Nel suo profetico romanzo del 2015, “Sottomissione”, il grande scrittore francese Michel Houellebecq anticipa la configurazione politica attuale nei Paesi ad alta immigrazione con lucidità e preveggenza terrificante.
I mandarini avrebbero abbracciato la causa della immigrazione libera ed in particolare la fazione islamica che, con la coesione interna che la caratterizza, sarebbe stato un potente alleato politico nel medio termine.
Questo avrebbe richiesto ovviamente compromessi pregiudiziali su importanti valori occidentali, ed avrebbe modificato per contrasto anche la natura della fazione conservatrice.
Accanto ai tradizionali valori identitari, la nuova destra si sarebbe raccolta attorno ai valori progressivi dell’occidente, in particolare la tutela della libertà di pensiero e parola ed anche i diritti fondamentali delle donne.
Nel Regno Unito abbiamo assistito al dispiegarsi di questa dinamica con precisione impressionante.
Le élite cosmopolite hanno imposto per la prima volta nella storia del Paese leggi liberticide sulla libertà di espressione, nella forma di hate speech laws.
La polizia inglese ha dedicato una mole impressionante di risorse a queste indagini, ci sarebbero 12mila indagati all’anno e alcune centinaia di arrestati (più che in Russia e Iran), tra cui ad esempio l’autore di una delle commedie dissacranti più amate degli anni ’90, Father Ted.
Denunciate da numerose personalità liberali e progressiste, queste leggi sono state comunque appoggiate dalla maggioranza intellettuale.
A complemento, il governo laburista di Keir Starmer ha incoraggiato la lettura di questa normativa in chiave di contrasto all’islamofobia, un concetto nuovo che viene interpretato dalla polizia in maniera estensiva.
Tanto che nelle manifestazioni la esposizione della Union Jack o della bandiera Inglese viene di fatto considerata un segnale di odio razziale.
La strategia di polizia britannica di concentrarsi sui reati di odio online e sulla repressione della retorica anti-immigrazione ha generato un forte contraccolpo, anche a causa della situazione obiettivamente difficile dell’ordine pubblico.
Tutto ciò è culminato in un episodio drammatico nel dicembre 2025 in cui un ragazzo bianco, Henry Novak, accoltellato 6 volte a Southampton è stato ammanettato dalla Polizia prima di morire soffocato nel suo stesso sangue, perché il suo assassino lo aveva accusato di una aggressione razziale (poi rivelatasi inesistente).
Un episodio che secondo i critici sarebbe dovuto al pregiudizio profondo inculcato da addestramenti e regolamenti nella Polizia Britannica, e che potrebbe segnare in maniera irreversibile il risultato delle prossime elezioni politiche.
Questo episodio contiene numerosi elementi simbolici di grande impatto emotivo.
Henry Novak può essere visto morire online su una body cam della Polizia mentre dice letteralmente: “Non posso respirare”; le stesse parole pronunciate da George Floyd per cui il mondo si è infiammato alcuni anni fa.
Un poliziotto gli replica in maniera sprezzante con un: “non penso proprio, amico”.
L’assassino ha pugnalato Henry Novak con il tradizionale pugnale sikh che la Comunità sostiene sia un elemento definito della propria libertà religiosa.
Tutto questo espone chiaramente le tensioni e le contraddizioni emergenti in una società multiculturale.
Il clima era comunque già decisamente cambiato a seguito della più grande ondata di immigrazione legale e illegale della storia contemporanea, avvenuta sotto i Tories dal 2021 al 2024.
In un solo anno i visti concessi hanno sfiorato il milione e in aggregato quasi 3 milioni di persone sono entrate nel Regno Unito, da Paesi prevalentemente islamici.
Oltre ad aver alterato in maniera velocissima la composizione dell’elettorato, la concentrazione nelle grandi città ha determinato una mutazione profonda dei contrasti interni al Paese.
Quasi tutte le grandi città inglesi ormai hanno sindaci di religione islamica, e il Paese è rimasto sotto shock quando la cerimonia di insediamento del nuovo sindaco di Manchester è stata celebrata con una preghiera del Muezzin.
Nemmeno i dividendi economici immaginari della immigrazione si sono manifestati, anzi gli immigrati sono stati una potente ipoteca sulla stabilità dei conti pubblici per la consistente e molto più che proporzionale spesa di welfare che richiedono.
I mandarini attribuiscono il declino alla Brexit, che sicuramente ha avuto un peso, ma faticano a farlo quadrare con il contemporaneo imponente afflusso di immigrati che nella loro narrativa rivitalizza una economia.
I media tradizionali sono interamente schierati a difesa dell’ordine esistente, al punto che la BBC è stata accusata di occultare o manipolare informazioni, ma l’era dei social media non consente più una sistematica distorsione dell’opinione pubblica con mezzi tradizionali, se non con una sezione limitata dell’elettorato.
Ed anzi la scoperta postuma della manipolazione spesso la rende controproducente.
Il risultato è che per la prima volta da più di un secolo la competizione politica potrebbe essere stravolta dall’emergere di due nuovi partiti di destra, Reform UK e Restore UK, mentre a sinistra i delegittimati laburisti potrebbero essere rimpiazzati dal partito Verde, rappresentante ben più radicale dei mandarini e delle minoranze islamiche.
L’esito finale però sarebbe a mio parere scontato: Reform è nei sondaggi di gran lunga oggi il partito di maggioranza relativa e i consensi, con il moltiplicarsi di episodi di cronaca come quello di Henry Novak, non possono che peggiorare.
Inoltre, la coalizione di sinistra radicale-islamica contiene internamente i semi della distruzione a causa di una impossibile conciliazione di valori.
Per capire la portata di questo tsunami pensate che il partito dei Tories è formalmente lo stesso che ha governato in alternanza il Regno Unito del 1678.
Nelle prossime elezioni rischia di scomparire.
Il collasso del sistema politico inglese ci insegna alcune cose importanti, anche se l’Italia non è vicina a un conflitto di questo tipo.
Nel nostro Paese la presenza di immigrati non è comparabile a quella del Regno Unito, e le comunità presenti non sono caratterizzate da una organizzazione pesante che le rende un soggetto politico coeso.
La situazione dell’ordine pubblico non è ancora troppo allarmante.
L’Italia rimane, come ho sostenuto in un recente articolo di Riparte, un Paese fondamentalmente non violento, in cui però si cominciano a vedere i prodromi di una crescente criminalità soprattutto giovanile.
Per capire lo stato del Regno Unito invece si consideri che le denunce per stupro sono cresciute da 8mila nel 2000 a 97mila nel 2024, con una impressionante progressione negli ultimi 10 anni.
Londra è nelle classifiche internazionali una delle città più pericolose d’Europa dopo Marsiglia e Parigi.
La percezione dell’allarme sociale è pervasiva e questo rende ancor più frustrante la concentrazione di risorse della polizia su immaginari reati di opinione online.
La lezione però è a mio parere che chi vuole evitare l’implosione del sistema e la deriva verso partiti antisistema deve concentrarsi sul mantenimento del controllo dell’ordine pubblico e su una ordinata e graduale immigrazione legale, scoraggiando drasticamente le ondate illegali.
L’aspetto che credo sia più frustrante per le classi medio-basse dei Paesi occidentali è la impossibilità di trovare rappresentanza per la loro preferenza per la conservazione di ambienti sociali non troppo diversi.
E bollare queste preferenze come fasciste o offrire la scappatoia di altre dazioni di denaro, illudendosi che si tratti solo di un malessere economico, è presuntuoso e inefficace.
Si tratta di una questione in gran parte culturale e non c’è niente di male nel voler preservare il proprio Paese com’è, accettando una immigrazione anche rilevante purché composta di individui che amino il Paese di destinazione e ne vogliano essere parte.
In effetti questo rende quasi ovvio il campo in cui oggi i nuovi imprenditori politici possono pescare e crescere facilmente: nella domanda politica inevasa di sicurezza e conservazione dell’identità nazionale.
Queste sono le ragioni per cui gli esperimenti politici del Generale Vannacci sono destinati necessariamente a un progressivo allargamento.
La conseguenza è che sono proprio i mandarini che dovrebbero prendere seriamente i segnali della crescita della violenza nelle nostre città e porvi rimedio in maniera tempestiva.
Tuttavia, questo non è nell’interesse delle frange estremiste che prosperano solo nello scontro frontale ed ideologico.
Per queste frange, peraltro necessarie per governare, la contrapposizione con un nemico che si può caratterizzare come “fascista” è una necessità esistenziale.
Come in tutti i conflitti sociali e politici gli opposti estremismi sono ognuno la linfa vitale dell’altro, e hanno quindi interessi di fatto convergenti allo scontro sociale.
In alcuni casi anche quando la sconfitta è certa.








