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Immigrazione: cosa dicono i dati e cosa pensano gli italiani | L’analisi

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L’indagine Eurispes sull’immigrazione in Italia

Il tema dell’immigrazione in Italia continua a occupare uno spazio centrale nel dibattito pubblico. Tuttavia, quando si osservano i dati reali e li si confronta con le percezioni diffuse nell’opinione pubblica, emerge spesso una distanza significativa. È questo uno degli elementi che emergono dall’ultima indagine realizzata dall’Eurispes, che ha analizzato opinioni, atteggiamenti e percezioni degli italiani rispetto al fenomeno migratorio.

Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ricorda che l’attenzione dell’Istituto verso questo tema non è recente. «Nel 1983 e poi nel 1987 e nel 1989 l’Eurispes ha realizzato le prime indagini in Italia sull’immigrazione nel nostro Paese», spiega. Oggi il tema è tra i più discussi, ma secondo Fara «la reale conoscenza del fenomeno appare molto spesso distorta soprattutto in relazione alle dimensioni della presenza, alla distribuzione, alla provenienza, al credo religioso, alla delittuosità, al rapporto tra contributi versati e percepiti».

Immigrazione: lo scarto tra percezione e dati reali

Uno degli elementi centrali emersi dall’indagine riguarda il divario tra percezione dell’immigrazione e dati demografici effettivi. Oggi gli stranieri residenti in Italia rappresentano circa il 9% della popolazione. I cittadini di religione islamica sono circa il 5%, mentre quelli di origine africana rappresentano il 2%.

Nonostante questi numeri, una parte significativa degli italiani tende a sovrastimare la presenza degli immigrati. Solo il 40,2% degli intervistati fornisce una valutazione corretta della quota di stranieri presenti nel Paese. La maggioranza del campione, pari al 51,4%, indica invece percentuali molto più elevate.

Oltre un terzo degli intervistati ritiene che gli stranieri rappresentino più di un quinto della popolazione. Un ulteriore 16,4% arriva a sostenere che un residente su tre sia straniero.

Le distorsioni sulla provenienza degli immigrati

Le percezioni risultano ancora più distorte quando si osservano alcuni gruppi specifici. I cittadini di religione islamica vengono stimati correttamente solo dal 39,7% degli intervistati. Molti indicano percentuali significativamente più alte.

Ancora più evidente è la sovrastima dei cittadini di origine africana. A fronte di una presenza reale pari al 2%, solo il 23,8% individua correttamente il dato. Molti collocano la presenza africana su valori molto più elevati.

Anche le aree di provenienza risultano spesso percepite in modo impreciso. L’Africa del Nord è indicata come principale area di origine dal 28,4% degli intervistati, mentre l’Africa sub-sahariana è citata dal 18,7%. L’Europa dell’Est, che rappresenta in realtà una delle principali aree di provenienza dei flussi migratori verso l’Italia, viene indicata solo dal 18% del campione.

Immigrazione e paure sociali

L’indagine colloca l’immigrazione all’interno di un quadro più ampio di paure sociali. I fattori percepiti come più rischiosi per la vita quotidiana degli italiani riguardano soprattutto l’incompetenza politica (89,8%), la corruzione (88,4%) e la presenza delle organizzazioni mafiose (82,2%).

In questo contesto, la presenza degli immigrati viene comunque percepita come un rischio dal 57,8% degli intervistati. Valori simili emergono per la presenza degli islamici (55%) e per il ruolo dei cittadini cinesi nell’economia italiana (55%).

Rapporti personali tra italiani e immigrati

Il rapporto tra italiani e immigrati appare articolato e attraversato da sentimenti diversi. Il sentimento più indicato dagli intervistati è la solidarietà, segnalata dal 23,7% del campione. Seguono la diffidenza (17,9%) e l’indifferenza (11,7%).

Quando si analizzano le relazioni personali con cittadini stranieri, il 57% degli italiani descrive il proprio rapporto come una conoscenza cordiale. Tuttavia, il 42,9% dichiara di non avere alcun tipo di rapporto con immigrati.

L’amicizia con residenti stranieri viene indicata dal 31,2% come esperienza ricorrente e dal 19,2% come caso singolo. Il 49,5% afferma invece di non avere rapporti di questo tipo.

Le esperienze problematiche segnalate

Una quota significativa di cittadini afferma di aver avuto esperienze problematiche con immigrati. Il 17,5% dichiara di aver avuto problemi una sola volta, mentre il 17,2% segnala situazioni di difficoltà in più occasioni.

Tra i comportamenti segnalati compaiono episodi di insistenza molesta (56,8%), schiamazzi (45,8%) e furti o tentativi di furto (42,1%). Vengono citati anche episodi di offesa o minaccia (40,8%) e conflitti diretti come litigi (38,9%).

Immigrazione tra risorsa e problema

L’indagine Eurispes evidenzia una visione complessa del fenomeno migratorio. Oltre la metà degli italiani (51,4%) considera l’immigrazione allo stesso tempo una risorsa e un problema. Il 34,7% la percepisce esclusivamente come un problema, mentre il 13,9% la considera una risorsa.

La maggioranza degli intervistati (63,6%) ritiene comunque che l’immigrazione rappresenti un problema per il Paese, pur non considerandolo il principale.

Allo stesso tempo, molti riconoscono il ruolo economico degli immigrati. Il 78,2% ritiene che svolgano lavori che gli italiani non vogliono fare, mentre il 72,9% afferma che siano spesso sfruttati dai datori di lavoro italiani. Più della metà (54,3%) ritiene inoltre che contribuiscano alla crescita economica del Paese.

Immigrazione e mercato del lavoro

Secondo l’indagine, il 61,1% degli italiani considera utile l’arrivo di immigrati regolari per compensare la mancanza di lavoratori in diversi settori, tra cui ristorazione, sanità e assistenza agli anziani.

Allo stesso tempo, il 62,7% ritiene che la presenza crescente di stranieri non integrati nelle periferie urbane possa aumentare la conflittualità sociale.

Inclusione e politiche pubbliche

Secondo il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, affrontare il fenomeno migratorio richiede politiche organiche e di lungo periodo. «Segnalavamo già negli anni Ottanta il rischio che avrebbe potuto comportare la scelta di affrontare il nuovo fenomeno in una prospettiva esclusivamente “di ordine pubblico”, oppure assistenziale, o ancora di sanatoria», afferma.

Per Fara, «le politiche per l’inclusione, per risultare efficaci, devono invece essere organiche, affrontando temi e problemi che appartengono agli immigrati all’interno di programmi generali validi per tutti i cittadini».

Il riferimento riguarda ambiti come mercato del lavoro, politiche abitative e sistema scolastico. Secondo il presidente dell’Eurispes, questa impostazione rappresenta «la strada più efficace per porre basi più solide per la convivenza civile, l’armonia sociale, il rispetto delle regole e la crescita del Paese».

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