Il calo della spesa sanitaria dell’anno prossimo, che nel Def di aprile era calcolato in 3,3 miliardi, si riduce nella NaDef a 1,8 miliardi, rileva sul Sole 24 Ore Gianni Trovati.
Ma – osserva Trovati – è solo un effetto ottico, perché a ridursi sono le uscite imputate a quest’anno (da 136 a 134,6 miliardi) in un movimento favorito dai tempi del rinnovo contrattuale dei medici che, appena firmato, sembra destinato a entrare in vigore solo nel 2024, dopo i controlli di Ragioneria e Corte dei conti, portando in busta paga i suoi circa due miliardi di arretrati.
Le tabelle della NaDef, poi, non significano che «la manovra taglia la sanità», per il semplice fatto che anche i numeri della Nota sono «a legislazione vigente», quindi senza la manovra.
Come ogni autunno.
Anche se, come ogni autunno, accendono la polemica sui tagli.
Questo non significa che il problema non ci sia.
Il Governo ha annunciato di voler intervenire sul settore dando priorità al personale sanitario nei rinnovi contrattuali (quelli appena firmati riguardano il 2019/2021) e rimpolpando il fondo.
In che misura lo si vedrà presto, quando arriverà la quadratura complicatissima ma obbligatoria dei conti della legge di bilancio.
I margini però sono quelli che sono, e se permetteranno di rintuzzare il calo nella spesa 2024 difficilmente potranno incidere sulla questione più strutturale.
Che è data da un sistema sanitario schiacciato dall’eredità della pandemia, fiaccato da una fatica del personale solo parzialmente affrontata dalle ultime intese e da una domanda di assistenza crescente in una popolazione che invecchia a ritmi inediti nell’Occidente.
Le proiezioni mostrano che la spesa sanitaria deve salire verso il 7% per poi rimanere sopra quel livello in modo stabile dal 2045 in poi.
Anni lontani, si dirà, ma da preparare in fretta perché oggi le uscite sono al 6,2% del Pil, e nel passato recente ha superato il 7% solo con i finanziamenti straordinari a ripetizione nelle fasi più buie della pandemia.








