Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[Lo scenario] Il ministro tedesco verde pronto a scendere a patti con il gas “sporco”. Compra energie fossili dalle dittature e rimanda la transizione ecologica

Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, è impegnato alla ricerca di forniture di gas alternative a quelle russe. Per questo si è imbarcato in quello che la FAZ ha definito «un viaggio delicato», verso il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. «Missione compiuta», aggiunge il giornale spiegando che l’esponente politico dei Verdi è stato in grado di stabilire con l’emiro qatariota Tamim bin Hamad Al-Thani «un accordo di partenariato a lungo termine».   

Una cooperazione nel segno del gas liquefatto naturale (Gln), che permetterà alle aziende tedesche di realizzare in tempi brevi i relativi accordi. Non solo: Habeck ha affrontato a Doha anche il tema dello sviluppo delle energie rinnovabili, campo nel quale Berlino si propone di cooperare con il Qatar. L’obiettivo è evidente: rendere la Germania «più autonoma» dal gas russo.

Win-win situation

Al tempo stesso il ministro all’Economia (che ha anche la titolarità dell’Ambiente), punta ad accelerare la transizione verso l’idrogeno verde, ed è questo uno dei temi principali affrontati oggi ad Abu Dhabi. Cinque aziende tedesche hanno già firmato le dichiarazioni d’intenti con le autorità degli Emirati. Tanto che Habeck arriva a parlare di una “win-win-situation”.   

Le polemiche, tuttavia, non mancano. È la stessa Frankfurter Allgemeine ad annotare che «per l’appunto è il vicecancelliere verde a dover organizzare nuove forniture di energie fossili». Ma soprattutto, ricorda il giornale, «il Qatar è massicciamente criticato per quel che riguarda il suo comportamento con i lavoratori migranti: il governo di Doha ha sì avviato una serie di riforme» su un reddito minimo ed altre condizioni migliorative «ma le organizzazioni per i diritti umani le ritengono insufficienti».

Lavoratori come schiavi

Più dura la Tageszeitung, che non esita a parlare di «sporca realpolitik» e cita un rapporto di Amnesty International secondo il quale le misure volte a migliorare le condizioni dei «lavoratori schiavi» stranieri «per ora sono solo sulla carta», dato che questi – tra le altre cose – «non possono ancora scegliersi liberamente il proprio lavoro, né licenziarsi e cercare un altro impiego». E per quel che riguarda gli Emirati Arabi, l’organizzazione scrive che «le autorità continuano a non permettere l’opposizione politica e arrestano i dissidenti».   

Il ministro verde compra energia fossile

Nonostante le devastazioni dell’Ucraina, il “congelamento” del gasdotto Nord Stream 2 ed il bisogno di una “diversificazione” delle forniture energetiche – evocata numerose volte anche dal cancelliere Olaf Scholz – il giornale berlinese ritiene che abbia le caratteristiche “di una tragedia” il fatto che ora «proprio un ministro dei Verdi – un partito che ha sempre dato particolare importanza al rispetto dei diritti umani – stia negoziando con gli autocrati del Golfo sulla fornitura di gas naturale, una fonte di energia che il partito voleva bandire al più presto».   

Realpolitik

Habeck stesso, partendo per il suo tour nel Qatar e negli Emirati, aveva chiarito che non è possibile garantire «la sicurezza energetica» della Germania senza rivolgersi anche a dei Paesi «non democratici». D’altronde, così il ministro, «c’è ancora una grande differenza tra un Paese non democratico nel quale la situazione dei diritti umani è problematica ed uno Stato autoritario che sta conducendo davanti alla nostra porta una guerra aggressiva che viola il diritto internazionale».

Nel caso del Qatar il calcolo è presto fatto: si tratta del secondo esportatore mondiale di Gnl dopo l’Australia e Doha ha già fatto sapere che intende moltiplicare nei prossimi anni le proprie capacità produttive. Ma anche del gas russo la Germania non potrà fare completamente a meno: «La notizia amara è che avremo ancora bisogno delle importazioni russe. Certo, il meno possibile», ha detto Habeck all’emittente Ard. «Ma l’approvvigionamento di gas non è ancora completamente al sicuro per il prossimo inverno». Anche ammettere questo stato dei fatti, si osserva a Berlino, è una forma di “Realpolitik”.

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.