L’Italia. il Paese europeo che più dipende dal metano di Gazprom, riuscirà a diventarne autonoma “non nell’arco di breve tempo”.
Lo afferma Alberto Clò, ministro dell’Industria nel governo Dini, accademico e autore di testi fondamentali sull’economia dell’energia.
L’altro ricatto
“L’esempio di riferimento – ricorda – è ciò che accadde dopo la crisi petrolifera del 1973, che vide l’Occidente reagire al ricatto dei Paesi arabi, sostituendo in poco più di un decennio il petrolio con nucleare, carbone, metano e causando un crollo dei prezzi del petrolio e del potere dell’Opec. Diversamente da quanto sostiene la Commissione di Bruxelles nella sua comunicazione ‘RePowerEu’, è impossibile ridurre le importazioni di gas dalla Russia di una quota pari ai due terzi entro la fine del 2022”, “affermazione risibile. Come quella che si possa decretare un embargo verso il petrolio russo pur sapendo che non vi sarebbe altra capacità con cui sostituirlo. Sono affermazioni in libertà che alimentano false illusioni. Per quanto ci riguarda, le possibilità di sostituire in breve tempo il gas russo sono molto limitate. Si richiedono anni: puntando, da un lato, ad accrescere le capacità di estrazione e trasporto del gas nei Paesi esportatori e, dall’altro, a sviluppare tutte le tecnologie disponibili in grado di sostituire il gas, superando l’ostracismo del fanatismo ecologista”.
Tempi lunghi
Il governo intende raddoppiare il gasdotto Tap, che porta in Salento il gas a zero… “Da quel che si legge, necessitano tre-quattro anni per raddoppiarne la portata a 20 miliardi di metri cubi, mentre nel breve i flussi potrebbero aumentare di 1-2 miliardi. Importante sarebbe anche realizzare nuovi gasdotti per sfruttare le enormi riserve di gas individuate nel Mediterraneo, pan a 3.500 miliardi di metri cubi”.
Il prossimo inverno
Cosa ci attende? “Tutto dipenderà dall’evolversi della guerra in Ucraina, ma escluderei necessità di razionamento a breve del gas, soprattutto per l’interesse della Russia a mantenere normali i flussi di esportazione, che dall’esplodere della guerra, il 24 febbraio, al 18 marzo, le hanno assicurato circa 15 miliardi di euro di introiti dall’Europa, di cui è il primo fornitore di gas col 45% delle importazioni, di petrolio col 25% e di carbone col 55%. Quanto al prossimo inverno, molto dipenderà dalla ricostituzione delle scorte, dalla continuità dei flussi di gas russo via Ucraina e dalle condizioni climatiche”.
La nuova normalità del gas
È possibile che i prezzi attuali di gas e petrolio sui mercati internazionali divengano la nuova normalità, o comunque restino a lungo su livelli più alti di quelli del 2021? “Sì, è possibile, perché l’esplosione dei prezzi del metano è dovuta ad una crescita della domanda mondiale cui non ha corrisposto una adeguata offerta. Una scarsità causata dal crollo di circa tre volte degli investimenti minerari nell’industria petrolifera. Questo è dovuto principalmente al crollo dei prezzi dopo il 2014, ma nondimeno ai vincoli della transizione energetica. Si riteneva, erroneamente, che di petrolio e metano non vi fosse ormai più alcuna necessità, in nome della salvifica crescita delle rinnovabili”, “per superare la scarsità di metano, anche in previsione di un’ulteriore crescita della sua domanda, si richiederanno alcuni anni: il tempo necessario a costruire nuova capacità di estrazione”.








