Non è così: noi viviamo in un mondo che reputiamo migliore per la presenza di valori, libertà e molto altro, ma i cinesi sono di diverso avviso.
Hanno radici confuciane, pensano che l’ordine e la gerarchia siano il cemento del Paese.
D’altra parte per 18 secoli dopo cristo la Cina è stato il polo più importante del mondo dal punto di vista economico e tecnologico.
L’occidente invece si è progressivamente frammentato aderendo a uno spirito individualistico e divisivo”.
Così Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, nel corso dell’evento di apertura della prima giornata della 19esima edizione del Festival dell’Economia organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento e dedicato al confronto su “Come oscilla il pendolo tra Oriente e Occidente”.
“La forza della Cina è nel riconoscersi come popolo, come cultura, come Paese.
Loro hanno uno straordinario spirito di appartenenza che, nonostante l’attuale crisi, li porta all’ambizione di tornare a essere il centro del mondo.
Noi dobbiamo prendere consapevolezza di tutto ciò.
E se vogliamo un mondo pacifico dobbiamo cambiare atteggiamento”, ha spiegato Noci.
“La chiusura degli Stati Uniti, ad esempio, non deriva da motivazioni geopolitiche ma da questioni squisitamente elettorali.
Ed è tutto fuorché conveniente.
Noi, in occidente, dobbiamo tornare al pragmatismo, innanzitutto rendendoci conto che ci sono società e culture diverse per cui non siamo così influenti.
Dialogando con spirito di reciprocità che deriva solo dall’essere compatti.
E qui emerge un tema drammatico: l’incapacità dell’Unione Europea di passare da unione monetaria a soggetto politico”.








