La legge di Bilancio ha resistito alle spinte clientelari. Lo sostiene Carlo Valentini, commentando gli stop and go del governo in tema economico. «Non era scontato e una diversa impostazione sarebbe costata uno tsunami finanziario. È di fronte a questo incubo che molte velleità si sono fermate e Giorgia Meloni ha potuto fare arrivare in porto un provvedimento che, al di là di qualche incongruenza, ha superato, per la sua impostazione rigida, il giudizio della prima società di rating e un sostanziale, preventivo placet da parte dell’Ue», dice su Italia Oggi.
«La decisione del presidente del Consiglio di blindare la manovra è un importante segnale di responsabilità istituzionale. Quello che dispiace» osserva Valentini «è che a volte, in materie altrettanto delicate e in qualche misura afferenti alla legge di bilancio, il governo scivoli sugli annunci seguiti dal dietrofront, lasciando un alone di incertezza che sfiora l’improvvisazione. È successo con la tassa sugli extraprofitti bancari, annunciata con gran clamore, difesa dalle critiche avanzate da molti esperti, infine quasi revocata di fronte alla levata di scudi degli istituti di credito, alcuni dei quali imparentati con la politica. Allo stesso modo è andata l’annunciata decurtazione del fondo per il cinema. Il ministro Sangiuliano lo aveva indicato come risparmio al collega Giorgetti, salvo poi rimangiarsi il provvedimento dopo che il mondo del cinema ha sottolineato il danno che ciò avrebbe creato al settore».
«Pure la decurtazione del canone Rai è stata gridata a uso giornali, ma di fronte alla sollevazione del vertice dell’emittente pubblica (per altro no minato dal governo) è stato precisato che nell’ambito del nuovo Contratto di servizio tra Rai e Stato saranno aumentati gli introiti collaterali e quindi il bilancio Rai non soffrirà, col paradosso che il teleutente risparmierà sul canone ma nel contempo una parte delle sue tasse saranno dirottate verso la Rai. L’elenco sarebbe lungo e comprende anche altri provvedimenti non legati al bilancio, come l’aumento del numero delle licenze dei taxi che si è rivelato un buffetto alla categoria. Bene il rigore sulla manovra finanziaria» conclude «però gli annunci poi disattesi sono nocivi per l’operato del governo».








