Anche Nathalie Tocci su La Stampa scrive che all’Europa serve l’arma del coraggio.
“A Washington non interessa come finirà la guerra in Ucraina, né quali saranno le conseguenze per la sicurezza europea. L’importante è che la guerra finisca presto e che gli Stati Uniti possano lavarsene le mani. Come sempre accade con Trump l’ago della bilancia pende dove lui e la sua cerchia possono fare affari. Nel caso dell’Europa, questo significa schierarsi con Putin. Non perché la Russia sia ricca o forte — non lo è — ma perché Trump vuole fare affari con Mosca.”
“Tuttavia, questa brama di business si scontra con tre realtà. Da una parte c’è Putin, che non ha alcuna intenzione di fermare la guerra se non in seguito a una capitolazione dell’Ucraina, Dall’altra parte ci sono gli ucraini, che, nonostante le difficoltà sul piano militare, economico e politico, non sono affatto vicini alla resa.”
“Infine, ci sono gli europei. È chiaro che una resa dell’Ucraina porterebbe la guerra più vicina alle loro porte. Il sostegno all’Ucraina è sì ancorato a principi, ma è soprattutto dettato da interessi di sicurezza. Dalla Francia alla Germania e al Regno Unito, per non parlare di Polonia, Romania e Paesi nordici e baltici, la consapevolezza è forte: nessuno può permettersi una resa di Kyiv.”
“Finora, però, questa consapevolezza si è tradotta nel vano tentativo di mitigare le pulsioni filorusse di Trump e riportarlo sulla retta via dell’alleanza euroatlantica. È giunto il momento di riconoscere che ci troviamo in un vicolo cieco e di cambiare strada” – ma ci vuole appunto coraggio.
“Il coraggio di andare a Washington e dire a Trump di farsi da parte, di occuparsi dei suoi affari con Putin e di indirizzare altrove il suo zelo per una pace fasulla. Basterebbe spiegargli, con garbo, che dell’Europa possono occuparsi gli europei”.








