Su Repubblica Francesco Bei commenta la richiesta della Lombardia di imporre un coprifuoco notturno per fermare l’ondata di contagi.
“Se la Regione motore d’Italia è la prima a incepparsi, è facile prevedere che altre presto o tardi la seguiranno nella richiesta al governo di imporre il lockdown serale”.
“E’ una decisione che era nell’aria ma che colpisce come un pugno nello stomaco per il suo valore simbolico. E si può star certi che il primo a essere rimasto spiazzato sia stato il presidente del Consiglio. Conte ha infatti impostato la sua strategia sulla riduzione del danno, mettendosi decisamente alla testa di quella parte del governo contraria a drastiche misure. Da qui il Dpcm faticosamente partorito domenica sera, con quella panoplia di micro-interventi tutti molto circoscritti. Forse troppo”.
“Conte – sostiene Bei – è chiamato dunque a verificare in tempi molto rapidi se la sua linea anti-chiusura sia ancora perseguibile alla luce delle notizie che arrivano dal Nord. Aveva scommesso sull’economia e sulla ripresa, si ritrova a dover richiudere. Lo farà?”.
“Si può star certi che fino all’ultimo proverà a resistere. E non arriverà a bloccare il cuore produttivo del Paese, le fabbriche della pianura padana. Suonano sinistri gli scricchioli che iniziano ad arrivare da alcuni centri studi sul quarto trimestre, che si preannuncia decisamente meno positivo del terzo”.
“E’ questo lo spettro che ha di fronte Conte. Gli arzigogoli sul patto di legislatura e i balletti eterni sul Mes rischiano presto di essere travolti dalla realtà. Ha ragione il premier quando dice che quei 36 miliardi di prestiti sanitari a tasso zero «non sono la panacea» dei mali italiani. Ma, a differenza di quelli del Next Generation Eu, hanno il pregio di arrivare presto, «entro un mese», ha precisato ieri Gualtieri. E il tempo è diventato ormai la risorsa che scarseggia di più”.








