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Ignazio Visco (governatore Banca d’Italia): «Attenti il Recovery senza gli investimenti del privato non basterà»

Ripensare il futuro per costruire un’Italia più forte, più equa e più verde.

Oggi, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, leggerà le sue decime “Considerazioni finali” e, per la seconda volta consecutiva, lo farà davanti a un salone dei partecipanti semivuoto, a causa delle restrizioni per il Covid.

Le considerazioni di Visco però saranno diverse rispetto all’anno passato, soprattutto grazie ai vaccini, con una crisi che sembra mordere meno e con la fine del tunnel sempre più vicina. I

l Pil, secondo le stime della Banca d’Italia, crescerà quest’anno di oltre il 4%. Il governatore è intervenuto nell’assemblea ordinaria dei partecipanti, spiegando che «l’avvio delle campagne di vaccinazione in Italia e nel resto del mondo induce a un cauto ottimismo per il futuro».

Tuttavia, «resta forte l’incertezza sull’evoluzione della crisi sanitaria e, di conseguenza, sulle prospettive dell’economia».

Per l’Italia la partita del Recovery è cruciale, gli interventi da realizzare «devono essere volti ad accrescere il potenziale di crescita, definendo i progetti e le modalità di gestione in maniera da consentirne la pronta realizzazione, nei tempi stringenti previsti dal programma europeo e in conformità con le dettagliate indicazioni operative della Commissione europea».

La partita del Pnrr, ha avvertito Visco, rischia infatti «di non essere sufficiente a garantire un innalzamento duraturo del ritmo di crescita se non sarà accompagnata da riforme che sciolgano i nodi che frenano lo sviluppo e l’investimento privato».

E il primo pensiero va a giovani e donne, le categorie che più hanno patito la crisi economica scaturita dalla pandemia. L’Italia è «al primo posto per la percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Un drammatico spreco di potenzialità a livello non solo economico, con conseguenze particolarmente gravi sul piano sociale». Così come per le sfide che il futuro impone. «Il cambiamento climatico e la pandemia sono i problemi globali più importanti dei nostri tempi. I due fenomeni sono correlati, in quanto molte delle cause profonde del cambiamento climatico, come la deforestazione e la perdita di habitat, aumentando le possibilità di contatto tra le persone e la fauna, amplificano anche il rischio di nuove pandemie».

Per farlo serve però una forte cooperazione internazionale. «L’attuale ripresa economica offre un’occasione unica per promuovere i cambiamenti necessari. Come hanno recentemente riconosciuto i ministri delle finanze del G20 e i governatori delle banche centrali, dobbiamo dare forma alla ripresa investendo in tecnologie innovative e promuovere giuste transizioni verso economie e società più sostenibili». Con al centro l’orizzonte europeo, senza la quale tutti saremmo più poveri. Una «moneta senza Stato può durare fino a un certo momento, ma poi c’è bisogno di uno Stato e di un’unione di bilancio e la pandemia, in parte, sta spingendo verso quella direzione», conclude Visco.

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