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I valori e le parole per ritrovarli | L’analisi di Goffredo Buccini

Il vero obiettivo d’un terrorista – osserva Goffredo Buccini sul Corriere della Sera – non è uccidere la vittima, è cambiare chi le sopravvive.

Così, il successo di Osama bin Laden non fu il crollo delle Torri.

Fu Guantanamo: l’aver ferito così a fondo l’America da indurla a tradire i propri valori inventandosi un lager extraterritoriale per jihadisti.

Nella medesima ottica, il massimo risultato di Hamas non è stato il pogrom del 7 ottobre.

È stato risucchiare Israele in un cortocircuito esistenziale.

Provocandone una reazione che, dapprincipio emotivamente inevitabile ma poi sospinta oltre ogni criterio di umanità e di onore, sta trasformando la nazione con la Stella di David in uno «Stato paria», secondo le abrasive parole del «sionista di sinistra» Yair Golan, vicecapo di stato maggiore in congedo, leader dei democratici e coscienza critica di un popolo sull’orlo di una crisi d’identità.

Passati i seicento giorni di caccia agli assassini di Hamas, l’assenza di una plausibile politica che non sia il mero svuotamento della Striscia esaspera i contorni del dramma.

La tregua, se scatterà, sarà friabile poiché nessuno crede in essa.

Anche se il numero delle vittime fosse un terzo di quello comunicato dal ministero della Sanità di Gaza (in mano ai terroristi e dunque tutt’altro che affidabile), sarebbe già spaventoso.

Ma al di là delle sempre più frequenti prese di posizione pubbliche di migliaia di riservisti, ex primi ministri ed ex ambasciatori di Gerusalemme, basta ascoltare qualche voce fuoricampo da laggiù per cogliere il travaglio di chi non crede più alla formula ormai svuotata di «due popoli, due Stati», ma è consapevole dell’esistenza di due popoli senza leadership che, in attesa di superare gli orrori del 7 ottobre e di Gaza e gli errori della Cisgiordania, devono ricominciare a parlarsi.

È il primo passo, che noi europei facemmo dopo la Seconda guerra mondiale.

E va compiuto fermando, prima ancora del sangue, il discorso d’odio che ne è presupposto.

Se chi scenderà in piazza nei prossimi giorni in Italia riuscirà a ricordarlo, quelle manifestazioni troveranno infine un senso tutto nuovo.

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