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Grano antico e albicocca Reale: ecco cosa rischia di sparire | Lo scenario

Dall’albicocca di Imola alla fragola di Romagna, dal grano Senatore Cappelli alla ciliegia di Cesena, l’alluvione che ha colpito il territorio romagnolo mette a rischio anche la biodiversità, con intere produzioni cancellate dopo che gli agricoltori erano riusciti a salvarle dall’estinzione.

I cambiamenti climatici però mettono a rischio ortaggi e frutti anche nel resto d’Italia e del mondo.

È l’allarme lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, che si celebra il 22 maggio, giorno in cui viene annunciata la nascita del primo Centro di Ricerca Italiano dedicato alla Biodiversità.

La data ricorda l’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Convenzione sulla Diversità Biologica firmata nel 1992 a Rio de Janeiro, in Brasile.

A causa di inquinamento e cambiamenti climatici, circa un milione di specie animali e vegetali sono minacciate di estinzione e molte potrebbero estinguersi entro pochi decenni.

A partire da quelle dell’Emilia Romagna, dove l’alluvione ha devastato oltre 5mila aziende agricole e allevamenti in una delle aree più agricole del Paese con una produzione per circa 1,5 miliardi di euro.

Qui l’eccessiva acqua nei campi ha causato una perdita di almeno 400 milioni di chili di grano, decimando anche le semine del Senatore Cappelli, un grano duro che ha più di 100 anni.

Ad esser minacciate sono anche le pesche, e in particolare le nettarine di Romagna Igp le cui origini risalgono al XIX secolo, così come le albicocche Reale e Val Santerno di Imola.

A esser finite sott’acqua sono anche Ciliegia di Cesena e la fragola di Romagna.

A rischio è anche il recupero delle razze storiche, come il maiale di mora romagnola.

“L’alluvione ha colpito pesantemente anche la filiera del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp e molti dei nostri allevatori stanno facendo i conti con allevamenti rimasti sott’acqua nei giorni scorsi”, denuncia il presidente del Consorzio di Tutela Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale Igp, Stefano Mengoli.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi però vanno ben oltre l’Emilia-Romagna e coinvolgono tutto il territorio nazionale, con la perdita di tre varietà di frutta su quattro: dalle 8.000 a poco meno di 2.000 e di queste ben 1.500 sono considerate in pericolo.

Monitorare il problema e trovare soluzioni sarà tra gli obiettivi del National Biodiversity Future Center coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche,

che prenderà il via, nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con 300 milioni e 1.300 ricercatori.

“La biodiversità – commenta il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – costituisce un patrimonio inestimabile che si riflette nell’infinità varietà di cibo e prodotti agroalimentari di qualità”.

Difenderla, aggiunge il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, “non ha solo un valore naturalistico ma è una condizione necessaria per permettere alle produzioni agricole Made in Italy per affrontare il mercato globalizzato”.

Tanti i prodotti, nel mondo, salvati dall’estinzione grazie al lavoro dei contadini: dall’olio di Perilla della Corea del Sud, particolarmente ricco di Omega3, al Maca peruviano usato come afrodisiaco, dalla gelatina d’erba taiwanes al Taro, super tubero ghanese.

Molti di questi sono stati esposti alla prima mostra mercato internazionale promossa dalla World Farmers Market Coalition, supportata dalla Fao e ospitata da Coldiretti a Roma.

“Non è casuale che la prima assemblea della coalizione sia ospitata in Italia: è un riconoscimento dell’eccellenza della rete agroalimentare del nostro Paese”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

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