Giuseppe Romano è il Coordinatore della Zona Economica Speciale – Zes Unica per il Sud. Ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia a Bologna il 29 e 30 novembre 2024.
Nel corso della sua partecipazione, ha dialogato con il giornalista de Il Sole 24 Ore Gianni Trovati, sul tema del Rilancio del Sud. Riportiamo di seguito il testo integrale della loro conversazione.
Zona economica speciale unica, ZES. Abbiamo parlato prima e ho anche ascoltato in altri panel una sorta di filo rosso di accusa di ipertrofia burocratica a molti interventi che nascono o intrecciano regolamentazioni ai fondi comunitari. ZES unica però, a differenza per esempio di quanto è accaduto con Transizione 5.0, ha raccolto fin dall’inizio richieste da parte delle imprese del territorio nettamente superiori alle previsioni della vigilia, al punto che i fondi sono stati aggiornati per non avere… Io le devo confessare che mi sono un po’ perso a livello di costruzione dell’architettura regolamentare e strategica della ZES unica, quindi le chiedo in sintesi di partire dicendoci a che punto siamo.
Sì, direi che siamo ad un ottimo punto, tra l’altro siamo fortunati perché siamo all’indomani della informativa prestata dal Ministro Fitto ieri in Consiglio dei Ministri sui risultati conseguiti dalla ZES unica in questi primi dieci mesi di attività. Lei faceva riferimento prima al valore degli investimenti legato al credito d’imposta, ma omettiamo di considerare che c’è un altro monte di investimento che a mio avviso è quello più cospicuo, completamente disancorato dalla richiesta di credito d’imposta.
I dati che promanano dalle autorizzazioni che abbiamo rilasciato, siamo ad oggi in questo primo arco temporale ad aver rilasciato 403 autorizzazioni uniche per altrettanti nuovi investimenti nel territorio della ZES, appunto sono segno tangibile del risultato che si è concretizzato, un risultato che è fondamentalmente basato sulla semplificazione burocratica, e cioè su quella possibilità per l’imprenditore che intenda investire nelle otto regioni ricomprese nel perimetro della ZES di avanzare l’istanza in maniera digitale attraverso lo sportello telematico della struttura di missione ZES che genera un’unica autorizzazione, l’autorizzazione unica, che sostituisce tutte le altre autorizzazioni prima necessarie per avviare un’attività.
Quindi ogni atto di assenso, nulla osta, permesso o autorizzazione comunque denominata è ricompresa in quel titolo unico; quel titolo unico che viene rilasciato – è questa la grande rivoluzione – in un arco temporale che i dati confermano essere oggi di una media di 31 giorni dalla presentazione dell’istanza, ed è un vanto per chi governa la struttura di missione poter appunto dimostrare che abbiamo così ridotto i tempi da rilasciare quel titolo in così poco tempo.
Peraltro a me piace ricordare che ci siamo addivenuti tentando di stressare la norma come sono solito dire e nel senso che abbiamo ricondotto in quell’arco temporale della conferenza di servizi anche la fase istruttoria perché questo è un meccanismo che prima dilatava i tempi della conferenza di servizi e la procrastinava ad una istruttoria preordinata prima dell’inizio della conferenza, invece oggi il metodo utilizzato dal mio insediamento è quello di una conferenza di servizi nell’ambito della quale viene svolta anche l’istruttoria, quindi l’imprenditore ha una certezza dei tempi che è quello dei 30 giorni per il rilascio dell’autorizzazione.
Nelle scorse settimane, mi pare un paio di settimane fa ho letto una delibera della corte dei conti della relazione del controllo concomitante che sottolineava la mancata adozione formale in verità del piano strategico della Zes che è stato costruito però ha anche lui una sua procedura che esita in un’adozione formale che – dice il collegio del controllo concomitante – non è stata ancora raggiunta e sostiene quella delibera, questo determina una serie di ricadute di conseguenza proprio in termini operativi perché un conto è disegnare la strategia, un conto è adottarla formalmente e quindi aprire tutti quei canali operativi che la presuppongono. Cosa succede da questo punto di vista?
Sì, per fortuna anche questo dato è superato perché il 31 ottobre un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha formalmente approvato il piano strategico dell’Azess unica che è attualmente alla corte dei conti per la registrazione del M18, quindi l’organo che aveva in qualche modo rappresentato un ritardo nei termini è oggi l’organo deputato all’approvazione atteso che quel piano è stato emanato, un piano che peraltro ha una visione di politica industriale di questo Paese e delle aree del sud di questo Paese perché individua nove filiere che ritiene strategiche per l’implementazione delle attività produttive nelle nostre aree, filiere che vanno dall’automotive al lavoro alimentare o al turismo.
I risultati confermano la bontà della scelta di individuare nel turismo una delle filiere da implementare. A me piace ricordare come di recente abbiamo rilasciato una autorizzazione unica in Puglia, ma è una delle tante, che riguarda un investitore straniero che realizza lì un resort di grande valenza sotto svariati profili con un investimento di 200 milioni di euro che è completamente disancorato dal credito di imposta. Un piano che oggettivamente sarà un piano che a noi sta a porre in attuazione e anche rispetto alla fase prodromica all’approvazione del piano, come correttamente rilevava quel piano, era stato già licenziato dalla cabina di regia il 26 luglio ultimo scorso e quindi per effetto di quella conoscenza anche sostanziale del piano la struttura di unizione ha potuto porlo in essere.
Sostengo una tesi che vale la pena rammentare, che quel piano non è un piano che va interpretato in maniera statica, ma va interpretato in maniera dinamica. È un piano che ha una durata temporale di tre anni e che costituisce non già un’elencazione tassativa dei settori da implementare, ma a mio avviso meramente indicativa. È un piano che ovviamente potrà essere ottimizzato nel corso del tempo e potrà essere aggiornato per effetto di quello che è l’attuazione e i risultati che determinerà in quella versione che è attualmente.
In questo contesto la ZES unica come evoluzione e ingrandimento delle vecchie ZES segna un ribaltamento nella strategia degli investimenti del mezzogiorno rispetto a quello che noi abbiamo visto nei decenni passati. Negli anni dalla casa del mezzogiorno in poi, adesso semplifico molto per fare in fretta, abbiamo visto molto spesso grandi investimenti calati dall’alto, da Roma, dal nord o dall’unione di questi due fattori in grandi aree, Bagnoli, l’ilva di Taranto eccetera. Qui mi pare che invece la prospettiva sia esattamente contraria, cioè si dà un humus su cui è il territorio e le imprese del territorio a effettuare le scelte strategiche.
Questo avviene in un contesto diverso dal passato perché negli ultimi anni c’è un differenziale tra la crescita del sud e la crescita del centro nord che si è ridotto, in qualche caso ribaltato e così via. Tutto ciò è molto importante, però tre anni sono pochini nella vita anche di un ciclo economico rapido. Abbiamo gambe, sguardo, visione per il futuro e in che termini?
Cominciamo col chiarire che i tre anni sono quelli legati alla durata temporale del piano strategico nazionale, ma la durata della Zes unica è fino al 2034, quindi c’è una visione temporale sicuramente più ampia di quella del piano strategico e che appunto necessita di un’attuazione in ragione dei mutamenti che ci saranno in questo arco temporale.
Correttamente il fine della Zes è, direi, duplice, è quello di attrazione degli investimenti che promanano da altri Stati in particolare. Qui abbiamo segni tangibili di multinazionali che sono venute ad investire, ma non già e solo come prenditori di un’occasione di turno, ma con l’obbligo di permanere sul territorio perché è quella medesima norma istitutiva della Zes che le obbliga a permanere per almeno cinque anni sul territorio. E poi l’ulteriore fine della Zes è quello, come rammentava, di creare le migliori condizioni possibili per le imprese già allocate, cioè spingere quelle imprese che sono allocate sul territorio a implementare ulteriormente le proprie attività e a ulteriormente investire nel nostro territorio.
E peraltro lo fa e lo ha fatto il legislatore, peraltro anche con questa attuazione pratica sempre di ieri che vale la pena ricordare perché ieri è stata approvata una delibera cipes che assegna alla struttura di missione della Zes una risorsa di 300 milioni di euro finalizzata a realizzare opere infrastrutturali nelle aree produttive del perimetro della Zes. Questo per porre in essere un disegno che è quello di realizzazione di infrastrutture capaci di supportare i nuovi investimenti che vengono generate da questo meccanismo di semplificazione. Quindi un disegno di politica economica che muove dall’attrazione di investimenti ma si preoccupa di realizzare le migliori condizioni possibili sotto il profilo della realizzazione delle opere di urbanizzazione per mantenere quegli investimenti.
E’ un disegno che passa anche attraverso il decreto coesione, il decreto 60 che oltre a questa misura prevede un’ulteriore misura e cioè della realizzazione di comunità energetiche, per dirla in termini banali sempre nelle medesime aree, che siano in grado di realizzare quella autonomia sostenibile dei singoli agglomerati industriali nei quali vengono allocate le aziende nel nostro meridione. Quindi una visione di arco temporale sicuramente più lunga di quella meramente triennale del piano strategico.
A questa altezza di tempo non le chiedo ovviamente un consuntivo perché è un po’ presto, però un po’ di mesi di messa a punto e lavoro su questo nuovo strumento, forse ci permettono già di fare qualche accenno, di aprire qualche squarcio su quali sono i settori su cui avete notato un interesse maggiore, magari anche maggiore delle vostre previsioni e quali territori e invece se c’è qualche ambito economico e qualche territorio che pensate andasse meglio invece all’inizio, fatica un po’ più del previsto.
Vale la pena ricordare che ad oggi la media delle autorizzazioni uniche mensili, quindi l’autorizzazione di nuovi investimenti, è salita ad 86 autorizzazioni per mese e ciò significa che c’è un aumento percentuale rispetto alle 8 zes di circa il 150% sul media mensile. I settori sono quasi tutti oggetto di iniziative imprenditoriali però vale la pena ricordare un aspetto che riguarda le peculiarità di talunni territori, l’agroalimentare per esempio e faccio riferimento a quelle aree, quei distretti qualificati per essere particolarmente riconosciuti sul mercato, penso a quello all’agro nocerino sarnese della Campania, dove l’imprenditore ha un grande vantaggio perché qui c’è stata una implementazione degli investimenti, perché c’è uno strumento fondamentale nella norma ZES che consente di andare in variante allo strumento urbanistico. Esempio banale perché faccio riferimento all’agroalimentare.
In genere quelle industrie conserviere per esempio sono allocate in aree agricole perché opifici attigui a quelle aree dove vengono coltivati i prodotti e in quel caso occorre che per implementarsi bisogna andare in deroga allo strumento urbanistico, sono in genere quegli opifici collocati a cavallo tra aree agricole e aree produttive. Lo strumento dell’autorizzazione unica consente di, costituisce variante allo strumento urbanistico, ciò significa che gli imprenditori hanno sfruttato questa opportunità avanzando l’istanza di ampliamento della propria attività e hanno potuto recepire nell’immediato, dopo 30 giorni, e risolvere una vicenda che forse si protraeva da anni e quindi ampliare il loro opificio, investire sul territorio sul quale erano radicati, andando a valorizzare le peculiarità di quel territorio.
Richiamavo prima l’aspetto del turismo e ovviamente la Zes è connotata da avere una posizione geografica invidiabile perché è collocata al centro del Mediterraneo, è collocata quindi anche di fronte alle altre zone economiche speciali del sud del Mediterraneo, penso a Tangermed, penso a Biserta, penso a Ist-Port Said in Egitto e quella connotazione geografica privilegiata accompagnata da una credibilità garantita dall’aspetto della stabilità politica del nostro Paese riesce a sortire effetti assolutamente che vanno anche al di là delle aspettative.
Se si riesce, anche attraverso l’individuazione delle zone franche, doganali, intercluse che pure è una previsione normativa che consente di realizzare nell’ambito del perimetro delle Zes appunto queste zone franche, a mettere in connessione le zone franche della nostra Zes con quelle ubicate al di là del Mediterraneo e pensare di far viaggiare le merci in totale esenzione di imposta potrebbe essere e sarà un volano per lo sviluppo economico del nostro Paese. Le chiedevo questo perché questa evoluzione si colloca in una fase economica in cui in Italia e non specificamente nel Sud, per esempio i conti economici trimestrali dell’Istat, lunedì uscirà la prossima edizione, segnano l’anello di una catena di evoluzione economica che sposta il proprio baricentro sempre di più sul terziario e vede una fatica ormai strutturale della manifattura dell’industria in senso stretto con l’eccezione delle costruzioni che però hanno avuto prima il superbonus e poi il PNRR, ci mancherebbe anche che ci fosse il segno meno con tutto quello che abbiamo speso intorno alle costruzioni. Mi chiedo da quello che vedete voi la Zes può essere uno strumento anche per riequilibrare almeno territorialmente questa evoluzione in un’area del Paese che è storicamente più debole al netto delle eccezioni non felicissime che ricordavo prima sul settore manifatturiero e sempre in termini di settori la crisi più strutturale di tutte sempre nelle statistiche del PIL è appunto quella dell’agricoltura, l’agricoltura è piccola in taglia in termini di valore aggiunto sul totale perché ci ritornano 3-4%, su un bacino così piccolo una novità così importante può avere un effetto ancora più percepibile, come vede lei il ruolo della Zes nell’evoluzione settoriale dell’economia del Mezzogiorno?
Sì, le dico che a mio avviso la Zes ha una funzione proprio di bilanciamento dell’economia settoriale in quell’area del Paese che a mio avviso non solo si candida ma può già costituire locomotiva di questo Paese in ragione anche del risultato che sta conseguento per effetto di questo meccanismo di semplificazione burocratica che a mio avviso costituisce il volano in tutto e per tutto.
Quindi c’è un meccanismo di bilanciamento settoriale che è sicuramente di primaria importanza e anche rispetto all’agricoltura mi piace ricordare che rispetto alla misura Zes è stato di recente approvato un provvedimento normativo che alloca una risorsa precipua per la Zes in agricoltura e quindi anche rispetto all’agricoltura tenta di bilanciare il meccanismo di implementazione di quell’attività e di quel settore con un incentivo di natura diretta che vale appunto per gli investimenti fino a 40 milioni nell’ambito della zona economica speciale e quindi un tentativo di portare in bilanciamento i vari settori sfruttando le peculiarità territoriali di ciascuna regione, non dimenticando che se per definizione le zone economiche speciali nascono intorno alle aree portuali e coinvolgono le aree retroportuali in questo disegno di Zes unica invece c’è una valorizzazione anche delle aree interne perché vengono tutte considerate in un unico contesto.
Ultima domanda, quella che lei prospetta è una ricaduta strutturale sugli assetti economici, sul tasso di sviluppo e sulla geografia economica del mezzogiorno, abbiamo visto i vari archi temporali che sono collegati ai diversi strumenti, secondo lei, so di chiederle una cosa che la spinge molto in là nel tempo, ma è giusto per dare una chiosa a questa nostra chiacchierata, secondo lei la Zes unica e tutto l’apparato normativo che si porta con sé potrà dare un’eredità strutturale anche proprio in termini di sistema normativo e di incentivazione diciamo così più o meno perenni, mi passi il termine, per il mezzogiorno?
Il concetto di strutturale si sposa male col concetto di speciale, ma non del tutto. Sì, a mio avviso dobbiamo considerare questo impianto normativo previsto oggi in un momento speciale come un impianto prototipale che possa costituire la regola per il futuro e strutturare quello che è il beneficio che stiamo determinando, lo dico e lo ribadisco in termini di semplificazione burocratica perché questa semplificazione serve non soltanto al meridione ma serve all’intero paese per attrarre gli investimenti e ovviamente quell’aspetto dell’incentivo fiscale che vediamo essere di minore attrazione rispetto alla semplificazione sta appunto a significare che non c’è più bisogno, a un certo punto non ci sarà più bisogno della specialità perché se vige una regola semplicistica per l’attrazione di investimenti sortirà effetti anche maggiori di una fase emergenziale.
È ovvio che in qualsiasi ricetta di politica economica lo sviluppo di un’area accompagnata con incentivi diretti ed incentivi indiretti, quelli indiretti cui ho fatto prima riferimento della realizzazione di infrastrutture capaci di supportare gli investimenti sono appunto la realizzazione di un disegno che serve a strutturare su quell’area un investimento che permanga nel tempo e quindi a candidare quell’area ad essere locomotiva per un periodo successivo e lungo e non già per un periodo estemporaneo e legato ad un arco temporale limitato.








