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Giuseppe Conte: «La parola d’ordine è credibilità. Nessuna contrapposizione con Draghi»

La credibilità dell’Italia è il progetto strategico del governo Conte, sul Recovery fund si gioca anche il rapporto con le generazioni future. La parola d’ordine del premier è proprio “credibilità”. E la scandisce a tutti i suoi interlocutori. Lo ha fatto anche di fronte alla difficile platea degli imprenditori a Cernobbio.

La sfida da vincere è dunque quella di “reinventare” il Paese. Un progetto che non ammette deragliamenti e che ha bisogno di tempo e spazio davanti a sé. Uno spazio che non può prevedere ipotetici pit stop al giro di boa delle regionali e che guarda invece al completamento della legislatura. Questo è uno dei motivi per cui, si spiega in ambienti di governo, il presidente del Consiglio non vede in Mario Draghi un suo competitor, un rivale che potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote in un passaggio complesso dell’Esecutivo, con un autunno caldo scandito dalle aperture delle scuole, dalla definizione dei progetti per i 209 miliardi del recovery fund e dal monitoraggio del rischio contagi.

Per tutto questo l’ex presidente della Bce non è visto come un rivale da tenere a bada – si ragiona ancora – ma come un personaggio di grande caratura per il quale c’è grande stima. Niente altro. Quindi, non va letta alcuna strategia – si aggiunge nei medesimi ambienti – nelle parole di apprezzamento per SuperMario, così come in quelle per Sergio Mattarella.

E ciò a dispetto degli editoriali – si sottolinea – che lo vedono praticamente in contrapposizione con Draghi. Una chiave di lettura che viene confermata in ambienti pentastellati che leggono, per esempio, le successive – quasi contemporanee – parole di apprezzamento verso il Capo dello Stato da parte di Luigi Di Maio (“nei momenti più bui ci ha indicato la via, è una guida per ogni membro del governo”), come una constatazione di un semplice dato di fatto senza uno scopo particolare. Oltretutto, l’unica possibilità per l’ex presidente della Bce di entrare nella partita del governo sarebbe stata quella di un governo di unità nazionale – si ragiona in ambienti della maggioranza – , un discorso ormai impensabile, morto e sepolto, si rimarca ancora tra i 5s facendo anche riferimento alla totale difficoltà a gestire i rapporti con Matteo Salvini.

Certo, in prospettiva, pur non volendo tirare per la giacchetta nessuno, quando e se un personaggio come Sergio Mattarella dovesse far capire che non sarebbe contrario all’ipotesi di un eventuale mandato-bis, la convinzione nel Movimento, e non solo, è che avrebbe il massimo sostegno da parte di tutti. Proprio perché estremamente apprezzato nella sua funzione.

Non è un caso – si ragiona ancora – che Luigi Di Maio in più di una occasione abbia elogiato il Capo dello Stato per il suo ruolo imparziale e istituzionale. Cosa che, appunto, ha fatto anche Giuseppe Conte, nel caso specifico rispondendo alle domande nel corso di una intervista pubblica. E lo stesso discorso, in prospettiva Quirinale, varrebbe per Mario Draghi, aggiungono.

Anche il suo un nome sarebbe sostenuto da una forte maggioranza qualora si dovessero creare le indispensabili condizioni, è la chiave di lettura di alcuni settori dell’attuale maggioranza giallorossa. Ma è chiaro che si si sta parlando – premettono – di scenari tutti in divenire e che fino ad ora nessun tipo di confronto, informale o meno, ci sarebbe stato all’interno dei partiti e tra i partiti della coalizione di governo.

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