Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

I cinepanettoni e la nuova egemonia culturale del Paese | L’analisi di Giovanni Floris

Giovanni Floris, giornalista, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.

Ecco un estratto del suo intervento nel panel centrato sul tema “La commedia all’italiana e l’industria cinematografica del futuro“, moderato da Fabrizio Salini.

“Personalmente mi manca il cinepanettone, però capisco perché non c’è più. Capisco perché non c’è più perché io ho sempre ritenuto quello che è stato chiamato cinepanettone, ma che secondo me è commedia italiana, commedia all’italiana di altissimo livello, l’ho sempre ritenuta una descrizione che facevamo di alcuni personaggi e personalità e caratteristiche di persone che stavano nel nostro Paese. Eravamo più noi che ne ridevamo rispetto a loro che facevano ridere.

Eravamo in tanti che andavano a ridere di loro al cinema. La mia paura è che si siano invertiti i numeri, cioè sono tantissimi quelli che sono diventati come personaggi dei cinepanettoni e sono pochissimi quelli che ne hanno ancora la forza di ridere.

Ve la immaginate una scena di un cinepanettone in cui un politico ha il busto di Mussolini a casa? Io me la immagino. Ve la immaginate una scena di un cinepanettone in cui un politico fa fermare un treno perché sennò arriva in ritardo? Io me la immagino. Ve la immaginate la scena di un cinepanettone in cui c’è un politico che, diciamo, controlla i trasporti in Italia e precetta i sindacati perché per un giorno potrebbero arrivare in ritardo i treni? Allora, se le persone di cui ridevamo hanno preso potere, se le persone di cui ridevamo, diciamo, sono diventate noi, si sono mangiate il cinepanettone, cioè noi potevamo ridere del protagonista trivellone, ciulla, della loro volgarità, del loro modo sbrigativo di trattare le cose, del loro modo superficiale di trattare gli argomenti, noi ridevamo a meno che, diciamo, pian piano questo fenomeno non si sia mangiato il paese.

Nel momento in cui questo fenomeno si mangia il paese e non ha senso dell’umorismo, rifiuta di ridere di sé. Noi ridevamo di un mondo che ci sembrava volgare e superficiale, ci sembrava arruffone, come in fondo la tradizione della commedia italiana ci ha sempre fatto ridere delle persone, però noi avevamo il senso dell’umorismo, noi avevamo la voglia di ridere di queste persone.

Quando queste persone sono diventate il paese, hanno detto adesso basta ridere, invertiamo la risata e è nato un genere nuovo, non si ride più di quella minoranza, si ride di altre minoranze, non si ride più dei forti, non si ride più di Cristian De Sica che ha i soldi e la Ferrari, ma si ride dei deboli, si ride dei deboli perché alla fine quelli che fanno ridere sono quelli che hanno perso il treno, a noi ci facevano ridere quelli che il treno lo prendevano.

Quando noi eleggiamo una classe politica che si comporta come Cristian De Sica a Natale in India, che si comporta come Massimo Boldi a Natale sul Nilo, quando questa classe politica ci rappresenta, perché dovremmo riderne? A chi piace ridere di se stessi?

Tutte le persone che hanno amato la commedia all’italiana, hanno amato i personaggi della commedia all’italiana, i personaggi dei grandi film di Risi, di Monicelli, li abbiamo amati con i loro difetti. Quando questi difetti diventano pregi, è difficile riderne, perché diventa il motivo per cui si sta là, e se tu ridi del motivo per cui io sto qua, comando, governo e detto la cultura del paese, addirittura mi propongo di cambiare l’egemonia culturale nel paese, finendo poi in una commedia all’italiana, con l’amante che ti ricatta, che ti graffia in testa, in quel momento come fai a ridere di uno che viene preso dalla moglie con l’amante, l’amante gli graffia la testa? È successo davvero, non è più un film.

Io ho messo l’autolimitatore. Penso l’abbiamo messo tutti noi. Una puntata “dimartedì”, ripresa, in cui ci sono battute scorrette, battute sui politici, battute sui difetti delle persone, mi terrorizzerebbe. Un fuorionda condanna una premier e il suo compagno a separarsi. Quella è una cosa che farebbe ridere.

C’erano due modi di ridere nel periodo dei cinepanettoni. Uno era “Il settimo nano” che prendeva in giro violentamente e scartava la classe politica, ad esempio. La considerava talmente poco da poterne ridere con sfacciataggine. Poi c’era il modo dei cinepanettoni. Tu ridevi di persone in cui però fondamentalmente un pochino, almeno in parte, ti immedesimavi, un po’ ti facevano pena. C’era un po’ di sintonia con queste persone.

Il vincente era sempre un po’ perdente. Anche se loro aspiravano a qualcosa di più, non ce la facevano, non erano in grado, non erano a livello. Adesso, come dicevamo, sono a livello. Se lo possono permettere, però l’immedesimazione non c’è più. Io non mi immedesimo in un deputato che a capodanno prova la pistola e spara sulla gamba della guardia del corpo del sottosegretario che fa finta dopo di essere uscito a buttare la spazzatura. Come puoi scrivere di più di questo? Non so come puoi scrivere, però non ti c’immedesimi, non ti piacciono.

Allora, riaffiora la scorrettezza. In qualche misura io non trovo che però il polite, la cultura e il rispetto sia una perdita. La considero una conquista. È una conquista perché non posso ridere offendendo gli altri. Gli altri prima non si offendevano, e quello è il punto. Non si offendevano perché erano più tranquilli, più sicuri di sé.

C’è una classe politica che si mette a ridere di chi parla un buon italiano. Quindi certo, un po’ di italiano lo dovrai tutelare anche perché ci sono dei comici che fanno del parlare male l’italiano un pregio.

Allora l’intellettuale che si rende conto che una battuta anche sull’altro sesso ci sta, quale che sia l’altro sesso. Allora una via c’è probabilmente, è una via dolorosa che ci porterà nuovi splendidi cinepanettoni, mi auguro”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.