Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Giovanna Gigliotti, Amministratore Delegato Unisalute: “Ogni euro di prevenzione ne fa risparmiare 14 di cura”

Giovanna Gigliotti, Amministratore Delegato UniSalute Spa, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza che si sono tenuti a Bologna il 29 e 30 novembre 2024, organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.

La dottoressa Gigliotti ha portato il suo contributo nel panel “Autonomia e sistema sanitario”, che riportiamo integralmente.

“Mi fa molto piacere che affrontiamo il tema in una logica moderna. L’integrazione tra publbico e privato di fatto esiste già, seppure non ancora in misura determinante. Io preferirei rappresentare uno schema su tre pilastri. Il pilastro principale che è il sistema sanitario pubblic,o imprescindibile in un paese moderno, un paese democratico non può non avere un sistema sanitario pubblico eccellente.

Sono d’accordo con la presidente Finocchiaro. Il nostro lo è. Adesso è in affanno e in difficoltà. Ma soprattutto dobbiamo prendere atto proprio perché le risorse non sono infinite che ci sono alcune cose che possono essere delegatem demandate anche in ambito privato.

Io mi occupo di sanità integrativa da tanti anni. La compagnia Unisalute nasce insieme al mondo del lavoro. Quando sono nate le coperture di welfare nella contrattazione collettiva è nata anche Unisalute. Voi sapete che però in Italia oggi sono tante le persone che godono di questa copertura assicurativa ma non sono ancora sufficienti.

Parliamo di sedici milioni e mezzo di italiani che naturalmente sono una popolazione attiva ma c’è una grandissima evasione contributiva. Soprattutto al sud. Se noi guardiamo la presenza dell’assicurazione di sanità integrativa in Italia scopriamo che c’è una presenza significativa dal Lazio in su e c’è un’evasione nelle altre regioni.

Quindi vedete che il tema della differenza territoriale esiste anche nel mondo del privato. E quindi secondo me un primo tema importante da affrontare è l’evasione contributiva cioè fare in modo che tutte le aziende piccole e grandi anche nelle regioni del sud possano aderire ai fondi di sanità integrativa. Insieme ai fondi ci sono le grandi casse professionali.

Di cosa ci occupiamo noi? Noi ci occupiamo di tutte quelle prestazioni “extra lea”, cioè tutte quelle che il Servizio Sanitario Nazionale non considera essenziali e quindi l’odontoiatria, la prevenzione e la fisioterapia.

E poi solo per un 20% così come dispone la legge facciamo anche prestazioni sanitarie tipo visite specialistiche e esami diagnostici. Quanto vale questo mercato? Ed ecco perché dicevo all’inizio che questo pilastro è ancora troppo piccolo per sorreggere e supportare adeguatamente il pubblico. Noi intermediamo soltanto 4 miliardi.

Ora voi tenete presente, lo ricordava un altro relatore prima, che gli italiani spendono 43,5 miliardi di spese “out of pocket”. Vuol dire che c’è un mondo di spese che – permettetemi di dire – viene avanti in maniera un po’ disordinata. Una quota importante di questo, circa il 15%, è destinata ai farmaci, poi ci sono tutte le spese che gli italiani affrontano. Perché? Perché purtroppo abbiamo le liste d’attesa affollate e le altre cose che abbiamo già detto.

Perché è importante secondo noi trasferire questo rischio a grandi istituzioni come le compagnie assicurative? Perché le compagnie assicurative sono in grado intanto di garantire la correttezza della prestazione, cioè ogni prestazione deve essere preceduta da una prescrizione medica e sono in grado di controllarne il costo. Questo perché chiaramente i grandi operatori come Unisalute che ha 10 milioni di clienti lavorano con convenzionamenti con tutte le grandi strutture private e naturalmente riescono ad ottenere dei prezzi calmierati.

Questo è molto importante perché in questo modo evitiamo che il cittadino da solo faccia un po’ questa cura fai da sé. Se ha bisogno di un urologo chiede al suo amico, chiede all’amico dell’amico e poi magari finisce per trovarsi in situazioni anche di un certo disagio. Vi debbo dire con una certa preoccupazione che noi che facciamo 7 milioni di prestazioni all’anno abbiamo cominciato a vedere anche qualche tentativo di speculazione, cioè dei trattamenti che possono essere definiti “overtreatment”, e questo è un tema molto delicato. Dunque l’intermediazione industriale di una compagnia di assicurazione tutela anche il cittadino, calmiera i costi delle prestazioni e soprattutto fa emergere tutto il nero, e questa è un’altra cosa importante che penso sia nell’interesse di tutti.

Noi dobbiamo fare uno sforzo, dobbiamo cercare di aumentare il numero delle persone che sono nel mondo del lavoro e che possano aderire innanzitutto a queste prime coperture che io definirei “base” e poi cercare di diffondere una nuova cultura della prevenzione.

Noi siamo usciti qualche giorno fa con un’offerta online per cercare di arrivare nelle case degli italiani anche quelle dove non c’è una grande capacità di spesa per offrire delle coperture assicurative a prezzi contenuti nella logica della grande mutualità. Perché? Perché la sanità – l’abbiamo detto tutti – e soprattutto la salute è un bene così importante che deve essere tutelato in un’ottica di mutualità collettiva.

E’ chiaro, Presidente Finocchiaro, che con questa spartizione di competenze poi finiscono nel pubblico naturalmente le prestazioni più importanti, le cure di fine vita, le prestazioni oncologiche, i grandi interventi. Noi abbiamo una sanità privata, l’ha detto anche lei prima, di eccellenza dove si fanno delle prestazioni anche altamente sofisticate. E’ chiaro che quelli hanno costi importanti e si possono avere coperture per quelle prestazioni ma certamente a costi più significativi. Secondo me se noi facciamo lo sforzo di portare a casa quello che già stiamo facendo cioè far fare nelle prestazioni private tutta quella parte di prevenzione che il pubblico oggi non riesce a fare, facciamo certamente l’interesse del Paese perché la prevenzione oggi è una quota infinitesimale, solo l’8,5% della spesa pubblica e invece noi sappiamo che – come direbbe il grande Professore Umbertini – la prevenzione ti salva la vita.

Questo naturalmente è un compito che noi vogliamo assolvere perché noi facciamo questo, lo facciamo a Roma insieme a Ambrosetti tutti gli anni. Secondo gli studi che sono stati fatti un euro di prevenzione ne fa risparmiare 14 di cura, perché se si interviene in tempo, in modalità tempestiva e si intercetta una patologia in tempo utile naturalmente anche la spesa per la cura si riduce.

Quindi noi ci siamo, ci siamo per essere ascoltati, speriamo per mettere a disposizione l’evoluzione tecnologica che in questi anni abbiamo fatto, abbiamo una piattaforma di telemedicina, assistiamo tanti malati cronici, siamo in grado di fare il videoconsulto in tempo reale, quindi tante cose dal mondo del privato sono venute avanti perché non vi è dubbio che il privato ha una capacità di investimento probabilmente anche superiore in questo momento e penso che la cosa migliore sia questo legame, questo filo conduttore comune che ci faccia fare veramente uno sforzo e che metta in condizioni il sistema sanitario pubblico di uscire da questa situazione di criticità.

Io penso anche che noi dobbiamo dare di nuovo dignità a tutta la classe medica e paramedica che abbiamo omaggiato durante il Covid e poi abbiamo trascurato dopo, bisogna intervenire affinché tutto il personale medico e paramedico eviti di andare all’estero e naturalmente anche su questo bisogna impegnarsi con spese e adeguato riconoscimento sul ruolo che secondo me è indispensabile e fondamentale. Non esiste sanità né pubblica né privata se non ci sono i medici e gli infermieri”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.