“In Italia, c’è una nefasta retorica ideologica del green.
È quella che dichiara di agire ‘in nome e per conto del popolo’.
È sempre viva anche se cambia vestito.
L’ho incontrata in varie parti del mondo: in Urss, nella Cina di Mao, nella Cuba di Fidel.
Porta il sistema italiano a essere ostile al manifatturiero”.
Lo ha detto in una intervista con MoltoEconomia Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli.
Parlando di “necessaria salvaguardia dell’ambiente”, Benedetti sottolinea che “tutti raccontano un sacco di frottole, dicono “siamo green”, e mettono l’impiantino di idrogeno casalingo.
Ma per produrre idrogeno serve tanta energia, sarà appetibile quando il rendimento passerà dal 50% all’85%.
Ci arriveremo entro 3-5 anni, e consumerà comunque un’enormità di acqua”.
Soffermandosi nella stessa intervista sulle scelte del governo in materia di politica industriale per il settore dell’acciaio, per Benedetti “qualsiasi governo deve fare i conti con 2.850 miliardi di debito accumulati in modo maldestro negli ultimi 40 anni.
Ma in Italia il manifatturiero è stato trascurato”.
Sulle future strategie per l’alimentazione “pulita” delle acciaierie, Benedetti rileva che “si faranno strada le mini centrali nucleari modulari di ultima generazione, ispirate a quelle in uso da decenni su navi e sommergibili, con impatto nullo anche dal punto di vista del rischio in estremo caso di incidente.
Ne stanno realizzando una entro l’anno. In Romania”.
Infine sulle caratteristiche di un impianto virtuoso, il presidente del Gruppo Danieli evidenzia che non “può produrre più di 283 kg di Co2.
Secondo le norme europee sotto i 200 kg è a “impatto zero” ovvero l’impianto ambientalmente “non esiste”.
“Ne abbiamo installato uno negli Usa – fa sapere – e in Olanda lo installeremo in un’acciaieria che si trova in un’oasi naturalistica. Con l’ok e l’apprezzamento del Wwf”.








