Giampaolo Letta, Amministratore Delegato e Vicepresidente Medusa Film, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
Durante l’evento ha partecipato al panel “L’industria cinematografica del futuro“, moderato da Fabrizio Salini.
Riportiamo il testo integrale del suo intervento.
“Mi congratulo per l’organizzazione e ringrazio per l’invito. La ripartenza del settore dell’audiovisivo ha vissuto negli ultimi anni degli andamenti in qualche modo anche un po’ anticiclici rispetto al resto dell’economia, soprattutto nei tempi direi. Perché il periodo della pandemia in sé, che ha rappresentato un crollo del pil di più del 9% a livello nazionale, in realtà per l’audiovisivo è stato al netto di quel mese e mezzo, due forse, in cui si sono fermate le produzioni, ma il sistema è stato capace non solo di autogestirsi e quindi mettersi in sicurezza dal punto di vista sanitario, organizzativo per riaprire i set, ma quella è stata proprio un’occasione, una fase in cui i broadcaster, le piattaforme, cioè i maggiori investitori del sistema, hanno iniettato nel sistema stesso enormi risorse, un po’ perché chiaramente il consumo casalingo stava crescendo enormemente e anche per la paura, non sapendo quanto sarebbe durato, di rimanere senza nuovi prodotti per i mesi o gli anni a venire.
Quindi c’è stata un’iniezione enorme, potente di risorse da parte di tutto il sistema e una ripartenza veramente immediata, travolgente, che ha portato, Mauro parlava di una bolla, perché poi si è sviluppata, ahimè, per gli effetti negativi che ha provocato e sta provocando una bolla, ma che ha fatto vivere al settore una fase di crescita e di sviluppo di questi ultimi quattro anni impetuosa, oserei dire.
Che cosa è successo subito dopo? Cioè quest’anno, da nove, dieci, undici mesi a questa parte, è successo che i maggiori investitori, cioè la maggior parte delle piattaforme, Disney, Paramount, Prime Video, in parte Netflix ed i broadcaster, hanno fortemente rallentato gli investimenti, quindi tutta quella massa di risorse che è affluita in questi ultimi anni è diminuita, quindi c’è stato un rallentamento. Nel frattempo i costi di produzione sono saliti di quasi il 40%, perché un po’ per motivi oggettivi, la guerra, prima il covid, le spese sanitarie, eccetera, ma soprattutto per una spinta inflattiva eccessiva, operata da alcuni soggetti che hanno gonfiato, nel senso non truffaldino del termine, ma hanno, per accaparrarsi le maestranze, cioè dagli elettricisti ai talent, sceneggiatori, registi, attori, attrici, ma anche appunto le maestranze, i macchinisti, per accaparrarsi, per soddisfare questa enorme domanda di prodotto, hanno strapagato tutti i livelli.
Questo ha portato a un aumento dei costi enorme, quindi abbiamo in questa fase meno risorse, per quanto riguarda il cinema un meno 30% in termini di spettatori e quindi meno 30% di ricavi dalla sala cinematografica e un aumento dei costi.
Quindi come si riparte? Si riparte serrando i ranghi, mettendosi insieme, purtroppo in questi ultimi mesi si costata invece una spinta centrifuga, quasi opposta a quello che si dovrebbe fare.
Ma serrare i ranghi, quindi, che significa? Mettere insieme più produzioni, o su singoli progetti che possono essere realizzati insieme, o anche aggregazioni a livello societario, che dal mio punto di vista andrebbero favorite e incentivate, perché solo con aziende con le spalle larghe, strutturate, sia dal punto di vista organizzativo che finanziario, si può affrontare anche una competizione internazionale che oggi è diventata un elemento imprescindibile. Cercare di crescere solo facendo leva sul mercato domestico è molto, molto, molto difficile.
Una delle chiavi di crescita è l’internazionalizzazione. In questi anni abbiamo dimostrato che l’industria e le produzioni sono non solo capaci, ma hanno figurato in maniera eccellente a livello internazionale, producendo contenuti e prodotti di altissimo livello qualitativo, quindi quella è una strada. Ma farlo su una compagine industriale già molto frammentata secondo me è la strada migliore per non realizzare quell’obiettivo.
Come si tutela la creatività? L’aggregazione di per sé può portare all’accentramento e la creatività può in qualche modo perderne o avvantaggiarsene?
No, secondo me se ne può solo avvantaggiare perché la creatività è il cuore della nostra attività, cioè il prodotto, le storie, il lavoro che fanno questi signori è il cuore, senza del quale non ci sono le società, non ci sono le aggregazioni, non c’è nulla.
La creatività è un’attività che si può portare dalla creatività dei soggetti a quella della scrittura, dove dal mio punto di vista, in Italia c’è ancora molto da fare, perché in un’asticella che si è sempre più alzata, in un mondo che è cambiato nel giro di tre anni, cinque anni, in maniera velocissima, è la qualità a cui è abituato il pubblico, la qualità delle storie, di scrittura, di recitazione, di regia, che prima magari venivano anche un po’ così, non dico tralasciate, ma messe in secondo piano, oggi invece sono degli elementi di scelta importantissimi e il pubblico penalizza immediatamente, decide immediatamente, vedendo su uno smartphone un trailer, due immagini o due linee di storia, cosa andare a vedere e cosa invece rifiutare.
Quindi l’attenzione e la concentrazione da parte nostra deve essere massima, proprio sulla creatività e tutto quello che c’è nei conseguenti”.








