Il direttore generale della Siae, Gaetano Blandini, esprime tutto il suo pessimismo per il mondo dello spettacolo, nell’ottica di una ripartenza che sembra non arrivare mai. «Da un anno siamo in trincea, i dati che pubblichiamo oggi io li vedo così, come un bollettino di guerra. E sperare in un futuro migliore non basta, perché anche ripartire per lo spettacolo non sarà per nulla facile».
Blandini sembra quasi arreso al tempo che scorre inesorabile, senza che ci sia un barlume di speranza per rimettere in sesto un’industria in ginocchio. «Inutile illuderci, cambierà tutta la filiera, cambierà la fruizione e noi questo cambiamento dobbiamo capirlo e reinventarci: dobbiamo studiare come e farlo subito, perché siamo già in ritardo». La Siae non si è fermata, però. «Il mese prossimo contiamo di aprire una nuova struttura di innovazione e strategie». Ma è un sforzo che il settore chiede anche al nuovo governo. «I ristori hanno fatto bene e sono importanti, però non bastano, servono fondi, ma anche tavoli per capire come investire su nuovi modelli di fruizione culturale che sicuramente ci saranno». Un compito da affrontare subito, ribadisce, perché l’industria culturale in Italia «è una delle prime forze del Paese, merita pari dignità rispetto al turismo».
Aiutare le migliaia di lavoratori del comparto deve essere una priorità assoluta del governo, sia in termini economici, ma anche di riqualificazione. Nei live ad esempio migliaia lavoravano dietro le quinte, mentre ora si ritrovano a casa. «È un settore che dava lavoro a migliaia e migliaia di persone e che ora è fermo da mesi, per loro la ripartenza è anche più lontana». Nel disastro generale ci sono comparti più indietro di altri, come lo spettacolo dal vivo, e chi vivacchia un po’ di più. «Il cinema per esempio soffre, sconta il dramma delle sale chiuse. Ma ha comunque ripreso un po’ a lavorare, si organizzano set in sicurezza, le produzioni stanno ripartendo».
«E se i grandi nomi hanno la forza per resistere – continua Blandini – non possiamo pensare altrettanto dei quasi 90 mila nostri associati che vivevano cantando e suonando nelle piazze e nei piccoli teatri: nel solo 2019 la Siae ha raccolto da questi concerti 390 milioni di euro, cosa ne sarà di tutto questo lavoro e di tutte queste persone se non troveremo un modo per reinventarci?».
Da qui una dichiarazione di intenti che è anche un appello al neonato esecutivo Draghi. «Come Società Italiana degli Autori e degli Editori è nostro preciso dovere assicurare che venga fatto tutto il possibile affinché il patrimonio artistico e culturale che contribuisce sensibilmente alla crescita economica del nostro Paese riceva la giusta attenzione in termini di strategie, programmazione e sostegno finanziario». Per conquistare il futuro, conclude Blandini, servono «investimenti strutturali e progetti che consentano ai lavoratori del settore oltre che alle aziende, di affrontare l’inevitabile cambiamento. Senza farsi travolgere».








