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Francesco Starace (ad Enel): «L’Italia può avere un ruolo strategico nell’industria dei bus elettrici. E vi spiego come»

«C’è un limite fisico oltre il quale qualunque paese ha difficoltà a mettere a terra un progetto in termini di capacità di lavoro, se in un settore non si sta già investendo da tempo».

Ad affermarlo in un’intervista al Sole 24 Ore è l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, che sottolinea come, in quel caso, sia inutile cercare di battere cassa per accedere ai fondi del Recovery Plan, ma che piuttosto sia meglio procedere per fasi dando priorità ai progetti già avviati e organizzando quelli ancora in fase embrionale.

L’ad di Enel ha aggiunto che «l’attuale governo ha una grande consapevolezza della differenza di velocità di realizzazione delle varie tipologie di progetti del Pnrr. Penso si tratti di riordinare, asciugare e prioritizzare il materiale che esiste. Per quanto vediamo si sta andando in questa direzione, per rimettere in fila le cose e ristabilire un ordine ben definito tra gli impegni che si possono assumere nell’immediato».

Starace ha poi parlato a proposito della sostituzione degli autobus del trasporto pubblico locale, circa 60.000 in Italia, con dei mezzi elettrici meno inquinanti.

«Senza un input del governo la domanda, e cioè la spinta che muove gli investitori, non partirà mai. Per questo motivo abbiamo proposto al nuovo governo di inserire un obiettivo vincolante nel Pnrr: come ad esempio dei target di percentuale del parco circolante in elettrico. C’è ora una grande opportunità per far crescere un’industria e una filiera: in Europa non esiste un’industria di autobus elettrici. Il campo è quindi aperto a chi fornisce un indirizzo di politica industriale più chiaro e più a lungo termine».

Il manager ha poi parlato dei progetti strategici in termini di energia rinnovabile, che Enel sta portando avanti, e che l’Italia e l’Europa dovrebbero considerare strategici. «La nostra fabbrica di Catania (3Sun, produce pannelli bifacciali innovativi, ndr), che oggi ha una capacità produttiva di 200 megawatt all’anno, è la più grande in Europa», spiega Starace. «Con l’accelerazione del Recovery Plan possiamo portare la produzione fino a 3 mila megawatt, dei quali più della metà soddisferà il fabbisogno del nostro gruppo a livello globale. Ci vuole il coraggio di sviluppare questa imprenditorialità. Ritengo che l’Europa farebbe bene a sostenere questo processo: dopo tutto quello che è successo nel 2020, penso che si debba cominciare a ragionare sul fatto che un certo tipo di produzioni strategiche è bene averle nella Ue».

In chiusura l’amministratore delegato ha espresso il suo parere a proposito del superbonus al 110%, che entra nel Recovery Plan. «Gli interventi sugli edifici sono una materia molto complessa, ma questo è uno strumento molto potente, incisivo e utile ad ammodernare l’edilizia privata italiana. Dovrebbe essere esteso nel tempo, perché altrimenti va perso tutto lo sforzo che servirà perché la filiera e gli operatori mandino a regime il meccanismo. Dovrebbe andare avanti come minimo fino al 2024-2025».

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