Anche sul turismo l’Italia ha perso progressivamente centralità ed è rimasta ai margini di grandi innovazioni imprenditoriali che hanno consentito ad altri Paesi di scavalcarci. Lo scrive sul Messaggero Francesco Grillo secondo il quale “con la pandemia il declino si è trasformato in un tracollo verticale, al quale abbiamo risposto con un Pnrr che al turismo dedica 6,7 miliardi e qualche buona idea. E, tuttavia – sostiene Grillo -, manca ancora la strategia per ristrutturare un settore industriale al quale è legata la più immediata opportunità di crescita del Paese.
Se utilizzassimo il nostro patrimonio con la metà dell’efficienza raggiunta dai francesi o dagli spagnoli potremmo aggiungere due punti al Pil e cinque punti a tassi di occupazione flebili. Tre sono le scelte necessarie per riuscirci.
Innanzitutto, è indispensabile un intervento dello Stato che sia intelligente, temporaneo, capace di conservare valore e innescare una ristrutturazione. La dimensione media degli alberghi e dei ristoranti italiani è inferiore alla metà di quella dei concorrenti europei. Ciò si riflette in una capacità molto minore di governare catene di promozione e vendita che sono globali.
In secondo luogo, vanno fatte delle scelte per realizzare la conversione di alcuni dei luoghi simbolo del turismo italiano in modelli che possano guidare una strategia. Se il prodotto turistico è fatto di un’intera esperienza, si capisce che esso si riscostruisce coinvolgendo comunità intere. Ciò richiede concentrazione di progetti.
Infine, i dati. Non si può sperare di far crescere in maniera equilibrata il turismo se non sappiamo chi sono i nostri clienti attuali e potenziali; quali sono i fattori decisivi nella loro scelta. Bisognerebbe fare dell’informazione la leva più importante per lo sviluppo di un settore che ha cambiato pelle, mentre noi siamo rimasti a contemplarne una dimensione assolutamente artigianale”.
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