Franca Tancredi, Prefetto di Rovigo, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
Ecco le sue dichiarazioni sull’evento.
“Spirito di unità e lo spirito di coesione: queste due parole, che sono strettamente legate tra di loro ovviamente, sono fondamentali. Sono fondamentali soprattutto per le periferie.
Periferie, che anche qua è stato evidenziato con un concetto che è non soltanto territoriale, ma anche e soprattutto sociale. Ma periferie di che cosa? Periferie di una grande città? Io posso dire di venire da una periferia rispetto a una città metropolitana. Ma siamo anche Italia, periferia di altri paesi europei.
E anche la stessa Europa può essere considerata periferia di altri continenti. E un’altra cosa ancora, unità. Unità che sta meglio a evidenziare come le periferie debbano essere unite.
Che siano però oggi legate tra di loro da un denominatore comune, la violenza. Si è parlato di violenza oggi. La violenza che genera insicurezza, percezione di insicurezza, più che insicurezza vera e propria e reale.
E a un certo punto oggi, mentre sentivo le parole dei primi intervenuti, mi sono venuto in mente un libro molto interessante di Flaiano. Che già negli anni Sessanta parlava di periferie. La periferia romana non è cambiata rispetto ad oggi.
E sono passati molti, ma molti anni, più di Sessant’anni. Così come quando si è parlato di violenza col Capo di Stato Maggiore, dell’incertezza, dell’insicurezza e del fatto che ci sono sempre state guerre e guerriglie. Mi è venuto in mente un altro testo, un altro libro, un altro interessante testo di Sergio Cotta.
Perché la violenza? Ma la violenza c’è sempre stata, ahimè. Forse oggi ce ne rendiamo conto perché ce l’abbiamo, abbiamo le guerre accanto a noi, molto, troppe, forse troppe vicine. Ma io non sarei così trascianne al pensare che non siamo pronti e non siamo preparati.
Almeno noi civili che ci esercitiamo da tempo. Non dimentichiamo che c’è una difesa civile, c’è una cooperazione civile-militare. Ci sono delle pianificazioni che poi vengono implementate in caso di situazioni di crisi.
Molto interessante come ripartenza, ma ripartenza o comunque prosecuzione di iniziative che già sono state avviate e che probabilmente necessitano di un ricongiungimento, ed ecco qua il discorso di unità. Perfetto. E rispetto alla… abbiamo visto anche delle testimonianze di iniziative private portate avanti da Don Antonio.
E quindi la collaborazione tra pubblico e privato per la sicurezza, per le ferite che hanno tutte le città, hanno tutte le periferie, è importante? Guardi, è fondamentale, è veramente fondamentale. Allora io ho sempre lavorato nelle cosiddette periferie. Ripeto, si considerano periferie le città che sono periferiche rispetto alle città metropolitane.
Quindi non è soltanto la periferia come borgata delle città o come ghetti. Il pubblico privato è fondamentale e necessario. Si deve investire, e molti privati lo fanno, le fondazioni in primis che hanno un ruolo fondamentale, lo sport, il CONI che è privato fino a un certo punto, le associazioni sportive, che possono benissimo sensibilizzare il territorio e i cittadini.
Una cosa però, non possiamo, il privato non si può sostituire al pubblico, assolutamente. Una sollecitazione da parte degli enti locali, una maggiore riflessione sull’implementazione dei servizi sociali, venire incontro a chi chiede Stato, perché i cittadini chiedono Stato. Nelle periferie i cittadini chiedono Stato.
E ripeto, periferie non solo come la borgata. Parliamo di Torbellamonica, la borgata Finocchio a Roma, ma possiamo parlare anche dell’estremo sud, di tutta la fascia della Locride o della fascia della Piana, dove i cittadini chiedono Stato, dove lo Stato c’è in termini di forze e l’ordine, ma probabilmente ha bisogno di qualcosa in più, di scuole, di centri di aggregazione per giovani, di centri di aggregazione per anziani, di scuole, cultura, ma di qualcuno che crede in quello che fa”.








