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[L’intervento esclusivo] Federico Sannella (Direttore Relazioni Esterne Birra Peroni): «La blockchain è fondamentale per misurare la sostenibilità dell’Agrifood»

I RELATORI

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Federico Sannella, Direttore Relazioni Esterni Birra Peroni, ha partecipato come relatore al webinar organizzato dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia in collaborazione con Value Target, dal titolo “L’era dell’Agrifood 4.0: sostenibilità e digitalizzazione”. L’evento, moderato dal giornalista di TGCOM24, Dario Donato, ha visto tra gli ospiti Luisa Todini, imprenditrice e presidente della holding Todini Finanziaria; e Francesco Raimondi, CEO di Value Target. Riportiamo di seguito la trascrizione del suo intervento esclusivo.

La Birra Peroni è una grande azienda che fa parte della cultura e della tradizione italiana. E’ vero che all’interno della filiera le aziende con cui lavorate devono adattarsi a degli standard qualitativi di sostenibilità che ormai sono dovuti?

E’ forse un po’ eccessivo definire che si debbano adeguare, perché la filiera agricola italiana è una filiera composta da una miriade di piccole imprese. Basti pensare che l’appezzamento medio in Italia di un’azienda agricola è intorno ai 10 ettari, quindi stiamo parlando di piccoli appezzamenti in cui a volte si vuole semplificare e introdurre strumenti come l’agricoltura di precisione e le tecnologie avanzate di digitalizzazione ma hanno delle difficoltà oggettive. Da un lato perché sono care, dall’altro perché hanno bisogno di grande formazione, quindi competenza nell’utilizzo. Infine basti pensare che in mezzo ai campi non esiste sempre il segnale di banda larga che ti permette di ricevere le informazioni necessarie a far funzionare quelle macchine.

Il tema quindi è molto articolato e molto ampio. Vi posso fare l’esempio di quello che ha fatto Birra Peroni, perché abbiamo avviato un progetto ormai da più di 5 anni fa capendo il valore della filiera e del prodotto agricolo nel nostro prodotto finito, cioè la birra. L’orzo distico da birra in questo senso ha un ruolo fondamentale.

Il primo step di questo lungo percorso che porta alla tracciabilità in blockchain che vediamo oggi sulle bottiglie di Peroni, per cui ognuno può andare su uno scaffale del supermercato, inquadrare il QR Code e leggere una storia, parte dalla creazione della filiera. Qui è il primo grande ostacolo che si trova ad affrontare il nostro settore quando parliamo di Agricoltura 4.0 o Agrifood, parola che preferisco perché agricoltura e industria di trasformazione devono andare a braccetto. Il primo step dunque è la creazione di una filiera, mettere in fila tutti i pezzi. Ed è qualcosa che noi abbiamo fatto un po’ per caso, e che deriva da una tradizione, perché Peroni da oltre 60 anni ha una propria malteria e quindi ha avuto sempre il rapporto diretto con l’agricoltura e di dialogo gli agricoltori.

Il secondo step è rappresentato dalla fase di formazione, abbiamo creato un vero e proprio Campus Peroni. Abbiamo messo insieme 7 atenei universitari, centri di ricerca come il CREA, per trasmettere all’agricoltura quelle competenze e quella conoscenza necessarie per avviare la transizione ecologica e la digitalizzazione. Bisogna appunto che ci sia qualcuno che lo sappia fare, che vada sul campo, che interloquisca con le nuove generazioni di agricoltori, che sono gli studenti di agraria.

Abbiamo poi deciso di introdurre direttamente dei sistemi nella nostra filiera tecnologici che ci permettano di capire se sono efficaci e quanto costano, perché qui c’è anche un problema economico importante. Quanto costa per un agricoltore che ha dieci ettari mettere su un sistema meteorologico collegato con il satellite? Ha dei costi. Abbiamo quindi voluto fare un processo di sperimentazione.

Il punto essenziale è la creazione di una filiera tra grandi imprese, industria di trasformazione e mondo agricolo, che è una delle chiavi essenziali di successo per questa transizione.

Può spiegarci la blockchain? Se inquadro il QR Code di una Peroni, cosa succede?

In realtà viene fuori il racconto, perché naturalmente c’è un rapporto con il consumatore che è fondamentale. Alla fine chi muoverà tutta questa transizione sarà il consumatore che poi fa una scelta del prodotto in base sia a delle motivazioni di sostenibilità che di qualità. E la scelta sulla sostenibilità è una cosa che sta condizionando gli acquisti dei clienti. Noi abbiamo sviluppato un progetto su questo, quando abbiamo lanciato la Nastro Azzurro con una sola insegna ed è andato molto bene. Per questo lo abbiamo allargato a tutta la famiglia Peroni con 2 milioni di ettolitri di prodotto. Proprio per questo dubbio abbiamo fatto questo progetto pilota, che ci ha sfidato anche da un punto di vista tecnologico.

La blockchain in pratica registra dal momento in cui noi dal nostro stabilimento mandiamo il seme agli agricoltori che iniziano la lavorazione sul campo, registra il momento in cui gli agricoltori fanno il raccolto con tutte le caratteristiche quindi dell’orzo. Segnala poi il momento in cui l’orzo viene conferito nei nostri stabilimenti, in malteria, trasformato in malto, e poi inserito nella lavorazione della birra. Questo racconto, naturalmente viene fatto con video in uno storytelling che deve essere appeal, ma ha dietro tutta la tecnologia blockchain per cui il consumatore può andare a vedere il singolo certificato della tracciabilità.

Noi usiamo una moneta virtuale, l’etherium, che è molto simile al bitcoin, per fare le transazioni in blockchain. Infatti questo tipo di transazioni avvengono attraverso un pagamento fatto con moneta digitale e quindi il mondo della moneta virtuale è il sistema che utilizziamo ogni giorno per pagare tutte le transazioni su ogni singola bottiglia e quindi su ogni singolo lotto che viene inviato.

Se da un lato la tracciabilità in blockchain è appealing come termine e ci permette di raccontare chi è l’agricoltore che ha coltivato l’orzo di quella birra e quindi di mostrare che siamo 100% malto italiano, valorizzando quindi il Made in Italy, dall’altro ha anche una componente interessante che stiamo iniziando a guardare. Infatti, quando si parla di sostenibilità, poi bisogna misurarla. Allora la capacità di tracciare il prodotto è un pre-requisito per poter poi misurare il proprio impatto. Quindi quando si parla di emissioni di carbonio e di consumo d’acqua, bisogna prima di tutto tracciare il percorso, altrimenti non siamo in grado di dire che emissioni comporta la nostra birra.

Ancora non siamo arrivati a questo punto, ci vuole un percorso ancora abbastanza difficile, e su questo sentire parlare di finanza agevolata è molto interessante. Infatti l’adattare i sistemi tecnologici che potremmo portare in campo con strumenti di tracciabilità in blockchain che quindi in maniera automatica registrano tutti passaggi della filiera, sarà il prossimo passo per consentire e dare al consumatore (che di fatto sarà colui che paga questa transizione) un prodotto di altissima qualità, tracciato, Made in Italy, che valorizza la nostra filiera, che sa quando uno lo compra che dà da mangiare ai nostri agricoltori, e che sul mercato del Made in Italy all’estero è potentissimo.

Per cui è un circolo molto positivo che naturalmente ha bisogno di risorse per arrivare a tutte le aziende e a tutte le filiere. Sono tanti gli sforzi economici che dovranno essere messi in campo per arrivare a una diffusione di queste tecnologie, che forse con il tempo saranno meno care, ma oggi sono ancora costose, perché d’avanguardia.

In questo senso, state assumendo dei giovani, delle figure specializzate proprio nel mondo Agrifood?

Le assunzioni dei giovani è un tema che mi sta molto a cuore perché è difficile trovarne. Cioè è difficile trovare delle figure estremamente competenti, digitalmente preparate e in grado di affrontare le nuove sfide di un settore che si sta veramente trasformando sia nell’ambito della produzione che della comunicazione ai consumatori.

La pandemia ha visto tutto il settore alimentare, soprattutto quello che era focalizzato sull’Horeca, in sofferenza, ma abbiamo avuto la fortuna che sia questa estate che l’estate precedente c’è stata la possibilità di ripresa e i consumi di birra hanno tenuto. Hanno sofferto però molto i piccoli birrifici, le aziende più piccole che non avevano accesso alla Grande Distribuzione. Quindi un periodo sicuramente complicato e ora siamo in un periodo di ripartenza. Quasi ancora più che ripartenza, io inizierei a parlare di crescita, che mi sembra ancora più interessante di ripartenza.

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