Ennesimo sofferto bacio della pantofola, prova di fedeltà a Putin?
Sta facendo molto discutere l’apparizione in diretta su Rete4 del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Un indubbio scoop mondiale delle reti Mediaset anche in seguito al peso delle gravi affermazioni rilasciate dall’esponente politico russo.
A commentare severamente la vicenda è Maria Grazia Enardu, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Firenze.
«Sergei Lavrov ha 72 anni e ne ha passati 50 in diplomazia, dalla gavetta al vertice, ministro degli Esteri di Putin dal 2004. Prima però ha avuto vari incarichi, ben 17 anni a New York, 7 come giovane consigliere della delegazione sovietica all’ONU e in seguito è tornato come capo delegazione, per 10 anni. Nessuno nel regno di Putin conosce il mondo di fuori come Lavrov», spiega Enardu dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.
«Per continuità di servizio, per competenza e anche perché l’ONU è luogo di gossip planetario. Lavrov sa tutto di tutti, e gli deve esser pesato parecchio il bacio della pantofola prima dell’attacco all’Ucraina, corre voce che non sapesse dell’imminente invasione. Povero Sergei, che sa tutto meno una cosa, quella. Ma si è prodigato lo stesso e domenica è apparso (si è autoinvitato, pare) su Rete 4».
«Sa poco di tv italiana ma gli devono aver spiegato che è come 1tv in Russia, un pubblico non giovane, scarso uso di internet, domestico. Ha fatto un’intervista apparecchiata, ovvio, ma le domande c’erano, pure i video di Zelensky, e Lavrov era nervoso, meno ingessato del solito, ma deciso a sopportare la lunga prova. Certo, le bugie erano di dimensione russa, come le non-risposte. E per distrarre dalle più colossali (ossessivo il tema del nazismo), è ricorso a un vecchio trucco, l’ha buttata in caciara».
«Cioè Hitler: forse aveva nonni ebrei e si sa che non ci sono peggior antisemiti degli ebrei. Il tutto per attaccare Zelensky, che sarà pure ebreo, nonni compresi, ma come si fa a definirlo antisemita? Ah, già, Zelensky è a capo di un paese nazista, quindi fila. Poi ha accusato l’Ucraina di ingannare l’Ue, l’Italia, vuole proteggerci. Il repertorio c’era tutto, gli ebrei erano il richiamo, per Lavrov la logica è irrilevante, lui contava sulla canizza che ne è seguita. Ben più risonante dello share medio, 3,60% – fortuna che c’è youtube, è un documento che merita, 40 minuti di fatica per lui e per il povero giornalista intervistatore, cui va la nostra solidarietà», continua la Enardu.
«In Israele è appena passato il giorno della Shoah, e chissà se Lavrov ne era informato. Si indigna il ministro degli Esteri Lapid, e altri seguono, ma la cosa avrà scarsa eco nel globo salvo che in due paesi. L’Italia, dove i sondaggi segnalano preoccupazione per la guerra di aggressione, ma anche una rilevante fascia che vede la Russia “minacciata” dalla Nato, e trascuriamo chi pensa al gas».
«Lavrov ha così tirato pallonate alla porta piccolina ma spalancata di Rete 4. E poi Israele, con un governo fragile, spaccato tra appoggio a Ucraina o Russia per una mischia di interessi in conflitto. Lavrov si sarà guadagnato l’obbrobrio di molti, in occidente, ma è irrilevante. Semmai, rimane lo farsa dell’intervista su una nostra tv. Lavrov è da due mesi complice di crimini di guerra e rimane l’uomo più informato di tutte le Russie – mente al suo padrone come a Rete 4? Titoli di coda».
Di parere ben diverso il giornalista e storico Paolo Mieli. L’ex direttore del Corriere – intervistato da Nicola Porro durante la trasmissione tv Quarta Repubblica in onda su Rete4 – nel tracciare la sua valutazione ha interpretato l’intervista italiana di Lavrov un atto di fedeltà a Putin. Qui le riflessioni di Mieli (https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/quartarepubblica/lavrov-accusa-litalia-parla-paolo-mieli_F311546301016C02).
Quasi un gesto pubblico necessario in un momento di grande difficoltà del Cremlino.








