“Come gli altri Paesi europei ci siamo impegnati ad abbattere entro nove anni le emissioni di carbonio a meno della metà rispetto ai livelli del 1990 e ad azzerarle entro trent’anni”.
Lo ricorda Federico Fubini, vice direttore del Corriere della Sera, parlando dei silenzi della politica su come raggiungere concretamente questo obiettivo.
“Come spiega da molto tempo su questo giornale Stefano Agnoli – scrive – significa abbattere la produzione di 418 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Eppure nel frattempo dobbiamo cercare di crescere almeno per sostenere il debito, dobbiamo cercare di non ridurre ancora di più l’occupazione ma di farla aumentare (in Germania lo sviluppo dell’auto elettrica, che ha motori a un pezzo solo, sta già rapidamente riducendo i posti nel settore)”.
“E dobbiamo riscaldare il Paese, permettere agli italiani di muoversi, poter produrre acciaio, cemento e mattonelle, automatizzare l’agricoltura e usare Internet che contribuisce al 4% delle emissioni di carbonio tramite il cloud dove mandiamo i nostri dati. Con onestà il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sul Corriere ha detto: il costo per ottenere tutto questo è «elevatissimo».
“Elevatissimo e senza alternative. Nel documento mandato dall’Italia a Bruxelles una prima risposta c’è: solo e soltanto con energie rinnovabili, almeno nel prossimo decennio. Significa installare 70 Gigawatt di potenza essenzialmente da solare ed eolico, ha spiegato il ministro”.
“Sono settanta miliardi di Watt, l’equivalente dell’energia prodotta da una cinquantina di centrali nucleari come quelle francesi (e in Francia ce ne sono solo diciannove)”.
“Possibile? La scelta di affidarsi solo alle rinnovabili, rinunciando al sequestro del carbonio o all’idrogeno prodotto anche da gas naturale, per non parlare di una dose di nucleare nel mix, si spiega politicamente: per ora la principale forza di maggioranza — il Movimento 5Stelle — non vuole nessun’altra possibile soluzione”.
“Cingolani sul Corriere ha avvertito: «Non sarà bellissimo».
“Sviluppare entro nove anni tutta quell’energia dal solare per esempio significa tappezzare di pannelli oltre 200 mila ettari, quasi il 2% della superficie coltivata in Italia”.
“Significa piantare pale eoliche letteralmente ovunque, compromettendo un paesaggio secolare e la risorsa del turismo. Eppure quel che colpisce è la distrazione. Fuori dalla cerchia degli specialisti, nel Paese non solo non se ne parla. Non c’è nessuna consapevolezza che queste scelte sono di fronte a noi”.








