È bene rimarcare che il mancato funzionamento della contrattazione disegnata nel 2009 nel difendere negli ultimi anni le retribuzioni reali non risiede nel fatto che in base a quell’accordo si escludono i prodotti energetici importati, cioè quelli esplosi nel 2022, dall’indice dei prezzi al consumo valevole per i rinnovi contrattuali (indice IPCA-NEI).
Nell’arco del quinquennio 2020-24, l’indice complessivo IPCA — includente tutti i beni e servizi, quindi anche gli energetici importati — è aumentato del 18,5%, l’indice IPCA-NEI si è incrementato a consuntivo del 17,1, cioè poco meno.
Tale contenuta differenza si conferma nel biennio 2022-23, quando si concentra la caduta delle retribuzioni reali, con crescite del 15,1% (IPCA) e 14% (IPCA-NEI).
Come mai? Nel 2022 il balzo del gas si è rapidamente diffuso a tutti i prezzi, causando effetti indiretti che hanno travalicato il solo impatto diretto, ossia la componente che si esclude dal calcolo dell’inflazione per i contratti (nel 2022 IPCA-NEI è salito del 6,6%, IPCA dell’8,8).
Nel 2023, invece, il calo degli energetici importati ha indotto, a consuntivo, una dinamica di IPCA-NEI (6,9%) superiore a IPCA (5,9%), compensando il gap del 2022.
La lenta crescita delle retribuzioni contrattuali (4% nel 2022-23, 8,5% nel 2020-2024) non è quindi attribuibile alla metodologia dell’accordo del 2009.
La causa, come già argomentato, è nell’impossibilità per qualunque previsore di predire uno shock energetico per sua natura inatteso, nonché di ipotizzare la sua diffusione nel sistema dei prezzi quando esso è in pieno svolgimento.
La previsione Istat dell’indice IPCA-NEI prima dello shock (giugno 2021) e nel corso di esso (giugno 2022) fu molto più bassa delle succitate realizzazioni.
Se a questa falla, intrinseca alla previsione, si aggiungono i rinvii dei rinnovi e l’inefficacia della contrattazione, nei settori dove avviene, a recuperare le passate perdite, è fatale che la struttura scaglionata di contratti si traduca in vischiosità verso l’alto di salari e stipendi, a tutto danno dei lavoratori.
Penalizzazione che si distribuisce peraltro in modo disuguale tra i dipendenti, in funzione della diversa qualità delle relazioni industriali e della forza contrattuale: nell’industria, i recuperi 2024-25 delle perdite passate risultano, seppur incompleti, più consistenti che negli altri settori.








