Sarà un inverno difficile per l’Ucraina, commenta su Repubblica Paolo Gentiloni.
“La guerra, ormai lunga quanto quelle mondiali del secolo scorso, si è aggravata nelle ultime settimane: ogni notte è una notte di sirene e di bombe, di vittime civili innocenti, di reti elettriche così seriamente danneggiate da lasciare le case al freddo e al buio.
È ora di far vedere, nelle piazze e nelle sedi decisionali, che a questa guerra atroce non siamo indifferenti, ora che la popolazione civile rischia una vera crisi umanitaria.
È proprio il caso di dire, anche alle forze politiche italiane: se non ora, quando?
Le difficoltà non giungono solo dai fronti del Donbass, dove i russi sono all’offensiva e dove Putin sacrifica migliaia di soldati — oltre duecentomila morti solo quest’anno — per guadagnare qualche chilometro.
A complicare il quadro è arrivato infatti lo scandalo delle tangenti di Energoatom. Uno scandalo scoppiato molto vicino a Zelensky, anche perché nel luglio scorso il presidente aveva firmato una legge proprio per limitare i poteri delle autorità anticorruzione suscitando una vera rivolta della società civile.
Quella legge fu alla fine ritirata e oggi Zelensky sta reagendo con prontezza, ha imposto dimissioni e promesso severità e trasparenza.
Ma la corruzione, male antico in Ucraina, ha coinvolto ministri e amici del presidente e tanto basta a chi cerca pretesti per abbandonare Kiev al suo destino.
Il primo a farsi sentire è stato manco a dirlo Viktor Orbán, notoriamente un campione dello stato di diritto.
E da noi Matteo Salvini. Del nostro vicepremier non risulta una particolare indignazione verso gli oligarchi russi o verso gli intrecci tra potentati economici e decisori politici nel mondo, ma stavolta è talmente scandalizzato da prendere di mira il Fondo europeo per l’acquisto di armi americane per Kiev.
Se l’Italia, unico tra i grandi Paesi europei, si ritirasse dall’impegno per quel Fondo, sarebbe una vergogna.
La guerra di aggressione a una nazione vicina è un crimine ha ricordato ieri Sergio Mattarella nel suo solenne discorso al Bundestag, confido che governo e Parlamento decidano di conseguenza continuando a sostenere chi resiste all’aggressione”.








