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Ecco la terza guerra mondiale a pezzi | L’analisi di Mario Sechi

“Siamo usciti dalla Guerra Fredda e siamo entrati nella «Terza guerra mondiale a pezzi» (la più importante intuizione del pontificato di Francesco) senza avere un piano per ridisegnare i rapporti tra le grandi potenze.”

Così Mario Sechi su Libero sottolineando che:

“Il risultato è un caotico divenire, accelerato dalla vittoria di Donald Trump e di una America ‘nuova’ che in realtà è un ritorno della storia che era partita nel 2016. Le sfide contemporanee sono interne e esterne.

L’iniziativa di Trump punta a chiudere questo conflitto (in Ucraina ndr) senza fine e senza mappa.

Questo è il primo punto esterno, che va di pari passo con la politica dei dazi e il ri-orientamento dell’America sul Pacifico, verso la Cina.

Cosa deve fare l’Italia? Giancarlo Giorgetti in Parlamento ha offerto uno scenario realista: l’Europa deve ricostruire la sua difesa, ma prima deve valutare quali sono le concrete necessità senza fretta e isterie, certamente senza penalizzare sanità, scuola, welfare; sui dazi va preparata una risposta, anche qui bisogna essere razionali, perché questa è l’occasione per cambiare il gioco del WTO che ha aperto il commercio mondiale alla Cina senza vincolarla a rispettare le regole dell’Occidente, non c’è solo il denaro, ci sono la libertà, i diritti, la dignità dei lavoratori, per questo siamo occidentali; bisogna difendere e potenziare la sovranità finanziaria dell’Italia, avere un’idea sul nostro mercato dei capitali, la politica dei finanziamenti per lo sviluppo delle imprese e per le famiglie.

Ecco perché – osserva Sechi – sul risiko bancario non si può ragionare in termini di ‘è il mercato bellezza e tu non puoi farci niente’, no cari raider della finanza, non si cita Adam Smith e si dimentica che c’è l’interesse nazionale, c’è uno stato d’eccezione, ci sono le imprese e le famiglie italiane.

Non tutte le operazioni in corso (le mosse di Generali e Unicredit, per essere chiari) vanno in questa direzione, dunque servono delle valutazioni approfondite (e se servono, degli interventi), prima di vedere la cassa, i risparmi degli italiani, volare all’estero.

Ecco perché a questo scenario di guerra e pace bisogna prepararsi non pensando a quello che fanno le Borse oggi o domani, ma guardando a un orizzonte lungo, alle sfide reali. Trump non sta guardando al rosso di Wall Street, ma all’inflazione, alla tavola degli americani, alla produzione, al ritorno del Made in America, al lavoro. Lo fa Trump, lo ha indicato Giorgetti, lo vuole Meloni, lo faranno tutti i leader.”

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