“Fino a che punto si spingerà il mutamento degli equilibri politici in Europa, non è dato sapere.
È tuttavia evidente che sia in atto un processo rilevante, in parte conseguenza della guerra nelle terre orientali, in parte figlio dell’incertezza sociale”.
Ne parla Stefano Folli su Repubblica sottolineando che “la Finlandia è solo l’ultimo tassello di uno slittamento a destra che ha già interessato la Svezia e che nei prossimi mesi potrebbe investire altri paesi, dalla Polonia alla Spagna attesa alle urne in autunno.
È peraltro tutto da dimostrare – osserva l’editorialista – che la svolta politica in corso favorisca ‘tout court’ i progetti europei di Giorgia Meloni.
Prima di questo approdo tutto politico, ci sono questioni vicine e addirittura vicinissime da risolvere.
Questioni anch’esse politiche, s’intende, ma intrecciate con rilevanti profili tecnici.
Ancora una volta si parla del Pnrr.
Da parte italiana, i ritardi e le incongruenze ci sono e ha poco senso negarlo.
Il problema è come uscire dal labirinto senza danni per il paese.
E senza aizzare uno scontro sulle responsabilità, remote e meno remote, di tali ritardi: scontro che equivale a una sorta di suicidio collettivo nel momento in cui l’interesse nazionale consiglierebbe di remare tutti nella stessa direzione, almeno per un breve tratto.
Come si vede – spiega Folli – c’è materia per intervenire in modo razionale prima che sia il paese a pagare il prezzo di un’inerzia politica o magari di errori dovuti all’inefficienza della macchina pubblica.
Poi va valutato l’altro aspetto del problema, quello che riguarda la Commissione.
Anche qui, il punto è politico.
Si vuole incoraggiare una trattativa, ossia un compromesso sul Pnrr?
Ovvero si preferisce ‘punire’ l’Italia e il suo governo sovranista?Tutto suggerisce che la prima soluzione sia ispirata al buonsenso.
Destabilizzare l’Italia, nonostante i passi falsi e gli errori compiuti, vuol dire innescare un contraccolpo dagli effetti imprevedibili.
Per meglio dire: in un’Europa che va a destra, si rischia di accelerare i nazionalismi, anziché debellarli.
Di conseguenza – conclude – anche l’ipotesi di un accordo Ppe-Conservatori dopo le elezioni del ’24 potrebbe esserne incoraggiata”.








