Stefano Folli su Repubblica parla di nuovi equilibri in Europa e nella destra: “Fino a qualche tempo fa – scrive Folli – la Francia godeva di un ruolo privilegiato nella rete delle alleanze europee: almeno per quanto riguardava i paesi della fascia meridionale, dall’Italia alla Spagna.
Era una funzione che si potrebbe definire, in modo semplicistico, da ‘Lord protettore’.
All’interno di questo schema prese forma di recente il ‘patto del Quirinale’, volto a consolidare in modo stabile la relazione tra Roma e Parigi.
Dal punto di vista francese, tale funzione era considerata quasi simmetrica al ruolo egemone della Germania rispetto alle capitali del nord-est, a cominciare dalla Polonia (e a esclusione dell’Ungheria che con Orbán ha scelto un’altra strada).
In realtà l’Italia, negli anni più significativi del dopoguerra, coltivava anch’essa un’intesa speciale con la Germania, allora divisa in due.
La Germania di Merz si è posta come leader di un’Europa che intende difendere l’Ucraina e favorire il riarmo dell’Unione, nella coscienza che il disimpegno americano, sia pure parziale, sembra irreversibile.
Il primo alleato di Merz in questo percorso, diciamo così, neo-europeista è la Francia di Macron.
Con una differenza: il cancelliere è appena all’inizio del suo mandato e non ha voglia di perdere tempo; il presidente francese si avvia al termine del suo secondo mandato all’Eliseo e sa di non potersi ricandidare.
Questa asimmetria – osserva Folli – offre al tedesco un certo vantaggio rispetto al francese, se il problema è la guida dell’Unione.
Arriviamo dunque all’Italia guidata da Giorgia Meloni, la più importante esponente di una famiglia politica che ha poco da spartire con la tradizione democristiana, socialista o liberal-democratica.
Si è compreso che isolare l’Italia non è utile a nessuno e contribuisce a rendere più fragile l’impianto dell’Unione.
Peraltro anche l’Italia non ha nulla da guadagnare dall’isolamento.
Non a caso la premier si è sempre sforzata di evitarlo, attraverso il rapporto buono ma non esclusivo con la Casa Bianca e la ricerca di una nuova intesa con i partner continentali (senza dimenticare l’inglese Starmer).
Questo non significa che l’Italia meloniana voglia accodarsi ai ‘volenterosi’.
Vuol dire però – conclude – che è in corso un lento riavvicinamento ai due maggiori paesi, Francia e Germania”.








