Io sono nato a Taranto.
Chi nasce a Taranto sa cosa significa avere il vento contrario nella vita.
È un vento che sulla terraferma da decenni ci butta addosso polvere di morte, è un vento che in mare ci allontana dalla costa e rende tutto più difficile.
Se nasci a Taranto impari sulla tua pelle a navigare.
Questi ultimi mesi hanno precipitato l’Italia in una situazione molto simile a quella della mia città.
Il coronavirus ha colpito duro l’economia e la società, dato un duro colpo alla fiducia nel presente e nel futuro.
Eppure, proprio come a Taranto, è quando tutto sembra più difficile, quasi perduto, che esce il meglio, il bello del nostro Paese.
Nei momenti di sconforto vero, nel buio del lock-down, abbiamo assistito al sacrifico di medici e infermieri, visto filiere trovare la forza per non fermarsi mai (e non parlo solo di quelle agroalimentari), migliaia di volontari al fianco dei più deboli, raccolte di aiuti.
I sacrifici piccoli e grandi di un Paese migliore di quello che siamo abituati a raccontarci e raccontare.
In Italia, come a Taranto, siamo abituati a vedere le cose con tinte più fosche.
I suoi difetti sono evidenti, come l’asfalto di un’autostrada che di colpo diventa rosso.
Siamo sempre un po’ sorpresi quando le vediamo attraverso lenti differenti, quando ci accorgiamo delle decine di migliaia di volontari, dei cestini per la “spesa sospesa” che sono spuntati ovunque, di chi ha iniziato a lavorare al futuro.
Serve coraggio per vedere queste cose belle, per ammettere che esistono anche i buoni. Che possono vincere.
Soprattutto quando il vento è contrario, come lo è adesso.
Se l’Italia fosse una nave, staremmo navigando di bolina, sfidando le correnti.
La nostra vela sarebbe tesa ma assicurata ai nostri valori: responsabilità, solidarietà, prossimità, altruismo, voglia di fare, caparbietà.
Andare di bolina è faticoso e difficile.
Ma è l’unico modo che abbiamo per andare avanti e per farlo non serve solo un capitano, ma un equipaggio.
Ognuno di noi deve fare la cosa giusta, dare il suo contributo alla navigazione.
O lavoriamo come una squadra, sincronizzati e decisi, oppure a prevalere sarà il nostro peggio, ciò che emerge quando lo sconforto prende il sopravvento.
Un equipaggio coraggioso incoraggia anche chi lo comanda.
In fondo è meglio rischiare di scuffiare per andare lontano, che finire alla deriva per inettitudine.
Vale per la mia Taranto, vale per la nostra Italia.
Ambrogio Fogar, che di vela se ne intendeva, una volta ha detto che “È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai, anche quando sei sul punto di dire basta”.
Sottoscrivo.








