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Don Antonio Coluccia, fondatore Opera di San Giustino: “Ragazzi, la vostra vita è stupefacente, non le sostanze”

Don Antonio Coluccia, Fondatore dell’Opera Don Giustino, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.

Ecco le sue dichiarazioni prima di intervenire al panel centrato sul tema “Il riscatto delle periferie e le prospettive per i giovani“, moderato dal giornalista Lirio Abbate.

“Io gestisco un bene confiscato alla mafia dove ho creato una casa accoglienza per ragazzi di strada e in più a San Basilio abbiamo creato una palestra di pugilato sociale grazie alle fiamme oro della Polizia di Stato, perché lo sport di prossimità sia diritto di tutti, oggi anche grazie al cielo sancito in Costituzione.

Io credo che in questi territori di periferia, come nella grande città di Roma che va da San Basilio a Tor Bella Monaca, Quarticciolo, Laurentino 38, insomma il territorio è vasto, come in tutte le periferie d’Italia c’è bisogno di comprendere che la periferia non è l’ultima parte della città ma è l’inizio della città.

E faccio sempre appello all’articolo 3 della Costituzione, perché per me è vangelo laico, dove si parla di uguaglianza, di partecipazione e poi a un certo punto dice “la Repubblica rimuove gli ostacoli”. Dobbiamo comprendere che in queste periferie d’Italia ci sono degli impianti criminali di stampo camorristico e ndranghetistico, laddove il narcotraffico della droga purtroppo diventa un welfare criminale, laddove purtroppo ci sono insediamenti di case popolari, l’edilizia popolare è la famosa legge 167, ma che a volte queste realtà rappresentano un’emergenza sociale. Ossia molto spesso lì ci sono piazze di spaccio.

Allora in questi territori ci sono tantissime brave persone, cittadini onesti che si alzano la mattina presto e che lavorano, ma a queste persone noi dobbiamo dare la possibilità anche a coloro che sbagliano di essere diversi e la diversità si chiama scelta, possibilità di scelta di una vita diversa, si chiama alternativa.

E quindi noi quello che cerchiamo di fare, ringraziando tutti i parrocci che sul territorio di queste periferie cercano di essere la prossimità, la frontiera di questi territori, ma allo stesso tempo cercando anche di comprendere che la droga in questi territori non è soltanto una conseguenza, ma è causa di un degrado, perché la droga porta a degrado, la droga è il più grande blef per i nostri giovani e non si può accettare che i nostri ragazzi in queste periferie possano morire o ammazzati o possano morire di overdose.

Non è accettabile tutto questo e come diceva Papa Francesco, cari giovani, la vostra vita non è all’asta, la vostra vita non ha prezzo, non lasciatevi sedurre e schiavizzare, innamoratevi della libertà che Gesù Cristo vi offre, la libertà, non del libertinaggio, voglio dire a tutti quanti i ragazzi che la vostra vita è stupefacente, non le sostanze, grazie.

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