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Dodici anni di crisi, ecco come Visco ha guidato la Banca d’Italia dentro le tempeste | L’analisi

Dal 2011 a oggi, nella tortuosa strada delle grandi crisi finanziarie, dei fallimenti degli istituti di credito e della difficile sfida della transizione ecologica ed energetica, passando per la guerra in Ucraina e la corsa ai tassi della Bce, una cosa è certa per Ignazio Visco: “In questi dodici anni non ci siamo annoiati”.

Una frase pronunciata dal governatore della Banca d’Italia a pochi giorni dal termine del suo secondo e ultimo mandato, in un intervento al comitato esecutivo dell’Abi di metà ottobre, una delle occasioni di quelle che possono essere considerate il giro di addii e saluti istituzionali e non che Visco facendo in queste settimane.

Dodici anni che di certo lo consegneranno alla storia dell’istituto di Palazzo Koch come il governatore dell’epoca delle grandi crisi.

Proprio domani ci sarà l’ultimo intervento di Visco, con la sua relazione in occasione della 99esima Giornata Mondiale del Risparmio organizzata da Acri.

E poi inizierà l’era Panetta, che dal giorno successivo prenderà tra le mani le redini di Bankitalia.

Nominato al vertice dell’istituto di via Nazionale il 1° novembre 2011 a seguito delle dimissioni di Mario Draghi (diretto alla guida della Bce), l’economista e banchiere venne indicato dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e nominato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Una nomina inaspettata, in quanto nella corsa alla guida di Bankitalia i favoriti erano altri tre nomi: Fabrizio Saccomanni, direttore generale di via Nazionale particolarmente apprezzato dallo stesso Napolitano e dall’uscente Draghi, Vittorio Grilli, allora direttore del Tesoro che aveva l’appoggio di Giulio Tremonti e della Lega Nord, e Lorenzo Bini Smaghi, membro del direttivo della Bce indicato direttamente dal premier Berlusconi come terza opzione.

Invece, appunto a sorpresa, la spuntò Ignazio Visco.

La vicenda, seppure particolare, non raggiunse però l’eco di quella che lo portò al secondo mandato.

Nell’ottobre del 2017, a pochi giorni dalla scadenza, la Camera dei deputati approvò con 213 voti a favore, 97 contrari e 99 astenuti, una mozione del Partito Democratico che chiedeva al governo, anche se non esplicitamente, di non confermare il mandato a Visco come governatore.

Una mozione nata dal fatto che l’allora segretario del Pd, Matteo Renzi, era contrario alla permanenza di Visco a Palazzo Koch.

Renzi aveva spesso criticato il governatore per la gestione delle crisi che avevano coinvolto le banche italiane.

Nella mozione, infatti, venivano sottolineate le mancanze e gli errori da parte della Vigilanza di Bankitalia.

Nonostante ciò, Visco venne rinnovato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Nel corso dei suoi due mandati, la Banca d’Italia a guida Visco ha dovuto affrontare alcuni dei momenti più importanti della storia economica e finanziaria contemporanea sia globale che nazionale.

A partire dal luglio 2011 l’Italia, ancora in difficoltà per gli effetti della crisi del 2009, si trova ad affrontare quella del debito sovrano, detta più comunemente ‘crisi dello spread’.

Una situazione che a livello europeo verrà mitigata nell’estate 2012 dall’intervento della Bce (con il celebre ‘Whatever it takes’ pronunciato a Londra da Mario Draghi per salvare l’euro dalle speculazioni) ma che proprio nel novembre del 2011, mese dell’arrivo di Visco a Palazzo Koch, vede il differenziale tra Btp e Bund toccare il massimo storico toccato a 575 punti.

Dopo un lungo periodo che oscillerà tra incertezza e ripresa dell’Italia, nel 2020 la crisi pandemica colpisce l’intero pianeta, investendo le economie di tutti i Paesi, soprattutto quelli più industrializzati e colpendo le fasce di popolazione più deboli per lo più nelle aree povere della Terra.

In Europa, però, le politiche monetarie della Bce e messe in atto a livello nazionale dalla Banca d’Italia di concerto con le istituzioni hanno però evitato in tempo che la crisi pandemica si tramutasse in una crisi finanziaria, attraverso la garanza di liquidità sui mercati e favorendo il credito attraverso diverse iniziative tra cui programmi di acquisto di titoli, adottati per la prima volta anche verso alcune economie emergenti.

Qualche settimana fa, a pochi mesi dalla scadenza del secondo mandato, lo stesso governatore Visco aveva ricordato, durante il discorso alla 129ma assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia, che quelle del 31 maggio sarebbero state le sue ultime considerazioni.

“Quella odierna – aveva detto chiudendo l’intervento – è l’ultima assemblea che presiedo come governatore.

Quanto ai contenuti delle sue numerose considerazioni finali, il governatore Visco ha mantenuto negli anni un profilo sempre molto coerente e poco esposto, rimarcando così nei fatti, e si può definire il suo cavallo di battaglia, l’indipendenza della Banca d’Italia, che nel tempo è stata messa alla prova, come accaduto, per citarne una, con la ‘mozione Renzi’ del 2017.

Per questo motivo, dal governatore ci si sono sempre aspettati focus classici, come quello sullo stato di salute del sistema bancario italiano ed europeo, così come sulle prospettive di sviluppo dell’economia e, negli ultimi anni, sul cambiamento climatico.

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