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Riccardo Di Stefano (presidente Giovani Imprenditori di Confindustria): «Draghi ha evitato il cortocircuito, ma non può riformare la politica»

Draghi «ha evitato il cortocircuito politico-istituzionale. Ma non è compito suo riformare la politica». Queste le parole del presidente di Giovani Imprenditori di Confindustria, Riccardo Di Stefano, che spiega «sentirsi pienamente e onorevolmente rappresentati» dal premier «è vitale, ma non basta», serve «una nuova leva».

La politica deve rinascere dai, avverte il presidente «Draghi non ha eredi, ma il metodo Draghi sì, in persone che riscoprono il valore delle istituzioni, un ceto dirigente competente, visione per il Paese. È ora di tornare a fare politica. Quella degli ideali, da coltivare in Parlamento come nei tinelli, nei bar, nelle piazze, nelle università».

«Noi giovani vogliamo guardare avanti, vogliamo vivere in un Paese capace di incoraggiare il futuro», sottolinea il leader degli industriali under 40 dal palco del tradizionale convegno di ottobre dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Dove sottolinea «esempi di norme anacronistiche». Soffermandosi ad esempio, tema di attualità, sul catasto che «ha l’età di Giolitti».

Una riforma serve ma che «in una prospettiva lungimirante. Non dobbiamo aggiornare il catasto per dare una “stangata patrimoniale” a famiglie e imprese, ma per avere uno strumento moderno, Che includa, ad esempio, i milioni di “immobili fantasma”, e consenta in futuro di garantire una tassazione più equa. Per i giovani industriali, tra altri esempi, anche “la legge sul silenzio elettorale è ormai un simulacro del secolo scorso, che ancora non contempla l’esistenza dei social media”. Anche sul fronte del Pnrr, avverte il leader degli industriali under 40, c’è da superare una “lotta titanica tra lacci del passato e voglia di futuro, ci aspettano nuovi spazi da conquistare.

«A caccia di futuro» dicono i Giovani Imprenditori «c’è Alitalia, c’è l’intero comparto automotive, che affronta un calo di immatricolazioni in Europa, che a settembre segna un -25%. Una crisi che deriva dalle interruzioni di forniture di semiconduttori e ha effetti penalizzanti sulla filiera. Aumentano in Italia le vendite di auto elettriche, ma senza un’infrastruttura adeguata questa non è necessariamente una buona notizia. Il rifinanziamento dell’ecobonus con 100 milioni di euro per veicoli a bassa emissione è qualcosa, ma serve molto di più. L’automotive e tutti i suoi lavoratori non possono attendere».

E sul fronte del lavoro, «dopo tanti appuntamenti mancati con la riforma degli ammortizzatori sociali dovremmo riuscire a portarle a termine entro il 31 ottobre, giorno dello sblocco definitivo dei licenziamenti».

Il green pass?

«Non è da celebrare né da criticare: è la migliore delle soluzioni imperfette». E c’è il tema dei giovani: «Il nostro è un Paese sempre più canuto, con un indice di vecchiaia aumentato fino al 180%. Questo numero invita i giovani a crearsi una vita altrove, in stati più dinamici del nostro, lasciando quindi su chi resta il peso di un divario generazionale che si allarga e si autoalimenta sempre di più». Bisogna «evitare il rischio di crack sociale. L’inclusione di giovani e donne, quindi, diventa un’emergenza nazionale. Per i giovani di Confindustria bisogna poi «anche parlare di donne».

E avvertono che «per raggiungere almeno la media europea, alla forza lavoro servono un milione e mezzo di giovani NEET da inserire in percorsi di studio o includere nel mondo lavorativo. Bisogna riequilibrare i rapporti tra generazioni, a partire da quello tra pensionati e lavoratori».

È un tema di «giustizia generazionale», per gli industriali under 40, anche quello della transizione ecologica. «È stato entusiasmante vedere così tanti ragazzi partecipare all’evento Youth for Climate a Milano», ma sottolineano: «Se come Greta non ci accontentiamo dei bla bla bla dei governi, non ci accontentiamo nemmeno di quelli di piazza».

«Noi siamo la Youth for Industry, perché sappiamo che il nostro futuro è la sostenibilità e siamo orgogliosi di essere al centro di questa trasformazione. La transizione ecologica, però, lo sappiamo, ha un costo, e chi resterà in fondo alla marcia green, deve poter contare su una transizione equa. Ecco perché servono ammortizzatori sociali moderni».

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